Egitto Zoom

I livelli di degenerazione morale in Egitto

Di Khalil al-Anani. Al-Araby al-Jadeed (15/12/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Il declino morale e la spirale verso il basso, in Egitto, non hanno fine. Leggendo le notizie dalla “madre del mondo” (Il Cairo ndr), siamo amareggiati e frustrati per la situazione che si è venuta a creare sotto il governo militare. Per un momento, perdiamo la speranza di poter riformare o cambiare questo Paese. Una delle immagini più deprimenti è quella di Saad El-Katatni in abiti rossi da esecuzione, pallido e debole. Siamo al punto in cui i familiari dei prigionieri non chiedono più la loro liberazione, ma che vengano migliorate le loro condizioni in carcere, soprattutto ammettendo visite e fornendo loro coperte. Leggiamo anche che verranno costruite nove nuove prigioni e che verranno introdotti dei tribunali per gli abusi sulle donne, come annunciato dal “Ministro dell’Ingiustizia”, il corrotto Ahmed El-Zend.

Oltre a ciò, riceviamo notizia dello scandaloso fallimento diplomatico del Ministro degli Esteri Sameh Shoukry nell’incidente che il mio collega Zein El-Abidine Tawfik ha definito “la battaglia per il microfono di Al-Jazeera” e della multa di 32 milioni di dollari ai Fratelli Musulmani per il caso noto come “assalto alle prigioni”. Ancora, sentiamo della vergognosa conversazione del “giudice boia” Nagy Shehata con il giornale Al-Watan, in cui ha espresso tutta la degenerazione del suo linguaggio e della sua professione. Altre notizie provenienti dall’Egitto includono il predicatore del venerdì che considera Al-Sisi “l’ombra di Dio sulla terra”, il sequestro dei beni dell’onesto calciatore Mohamed Aboutrika e il rilascio della spia israeliana Ouda Tarabin in cambio di qualche trafficante di droga.

Questo declino, o incubo, non finisce qua, ma ci porta a qualcosa di peggio. Stiamo assistendo, infatti, alla battaglia per il cuore del generale all’interno del nuovo “Parlamento”, dopo che la farsa delle elezioni parlamentari è terminata. I nuovi membri stanno combattendo per riservarsi un posto sulla lista della Coalizione a Sostegno dello Stato, formata dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Il suo scopo, come si evince dal nome, è appoggiare l’attuale governo militare contro “i nemici e i sabotatori”.

Alcuni potrebbero considerare queste come notizie frammentarie e pessimistiche che non riflettono la verità della situazione dell’Egitto. Tuttavia, purtroppo, riflettono qualcosa di più pericoloso: lo stato di disprezzo e indifferenza che domina molte persone. Forse è proprio questo che il regime oppressivo vuole: farci ritenere che queste tristi notizie siano la normalità, in modo che la società smetta di rivendicare i propri diritti e le proprie libertà.

È così che il governo militare egiziano si sta comportando, cercando di distrarre l’attenzione sia dentro che fuori il Paese. È importante fermare l’oppressione e i crimini politici commessi contro i cittadini e l’opposizione e non solo chiedere di migliorare le condizioni e accettarle. Per questo i media governativi non perdono occasione per ricordare a tutti lo scenario iracheno e quello siriano, nel tentativo di giustificare l’accettazione della pessima situazione che il Paese ha raggiunto.

Khalil Al-Anani è professore di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università Johns Hopkins e membro del Middle East Institute. È esperto di movimenti islamisti, autoritarismo e democratizzazione in Medio Oriente.

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Cristina Gulfi

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