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L’Iran esorta il restauro dell’alleanza sciita

alleanza sciita
I protagonisti del dialogo tra le forze sciite nel rapporto Iran - Iraq

Al-Hayyat (05/09/2017). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini.

L’intensificarsi delle differenze tra le varie forze politiche sciite in Iraq negli ultimi mesi, ha spinto l’Iran a fare da mediatore, inviando dei funzionari di alto livello a Baghdad come l’Ayatollah Hashemi Shahroudi e Mohsen Rezai, i quali hanno tenuto una serie di incontri con i leader dell’Alleanza Nazionale. Tra questi, Ammar al-Hakim, il quale ha affermato la volontà dell’Iraq di usare la propria posizione regionale come un ponte tra le varie fazioni presenti nella regione, sottolineando inoltre il necessario riavvicinamento con il Golfo.

In questi giorni, i funzionari iraniani hanno incontrato anche il primo ministro iracheno Haydar al-Abadi e il leader religioso Muqtada al-Sadr, il vicepresidente Nuri al-Maliki e alcuni leader delle Forze di Mobilitazione Popolare. E’ stata proprio la personalità di Shahroudi a condurre il dialogo con le forze sciite in questa fase: nato in Iraq da una famiglia di origine iraniana, è stato uno dei primi fondatori del Partito Islamico Dawa, ad oggi guidato da Nuri al-Maliki; all’inizio degli anni Ottanta, è stato a capo del Consiglio Supremo Islamico, nonché un appartenente alla sfera religiosa presso gli uffici di Najaf e Karbala.

Fermare le divisioni e gli ostacoli a cui l’alleanza sciita è sottoposta è stato il primo obiettivo della sua visita. Non ha escluso il dialogo con le autorità religiose e le forze politiche influenti, così come con i leader della Mobilitazione Popolare. Rezai da parte sua, ha avvertito che il referendum curdo sulla secessione porterà inevitabilmente ad una divisione dell’Iraq e si estenderà alla Siria e alla Turchia, conducendo a guerre che mineranno la sicurezza della regione, eventualità a cui Teheran ovviamente si oppone: l’insistenza dei leader curdi su di esso è dovuta a due ragioni, una legata a motivi personali, l’altra inerente al fatto che dietro il sipario ci sono le mani di altri attori attivi in tale scenario politico.

I funzionari iracheni dicono che l’ambiente positivo che ha portato al miglioramento della sicurezza e all’espulsione dello Stato Islamico dalla maggior parte dei territori occupati nel 2014, è stato accompagnato sicuramente dal contesto politico positivo dato dal governo iracheno, e sostenuto da forze religiose sciite comandate da personalità come il capo supremo Ali al-Sistani e al-Sadr.

Queste stesse forze hanno informato Teheran che, se vuole assicurare l’unità dell’Alleanza Nazionale sciita, deve allentare la pressione esercitata sul governo iracheno e favorire l’apertura nei rapporti tra l’Iraq ed il Golfo, che deve essere considerata come un’opzione strategica a tutti gli effetti e non diretta contro l’Iran stesso.

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