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Libano: Hezbollah, la riforma elettorale e il vaso di Pandora

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Il sostegno di Hezbollah alla riforma elettorale con sistema proporzionale può sembrare innocua, ma fa parte di una strategia molto più ampia e a lungo termine

Di Makram Rabah. Middle East Eye (03/02/2017). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

L’ultima volta che i libanesi sono andati al voto per eleggere i membri del parlamento era il 2009. Quelle votazioni furono seguite dall’ormai cosiddetto Accordo di Doha, in Qatar, dove le diverse fazioni politiche libanesi raggiunsero un’intesa, ponendo di fatto dine al quasi-colpo di Stato lanciato contro l’allora primo ministro Fouad Siniora da Hezbollah e i suoi alleati. In definitiva, Doha ha fornito a Hezbollah e al suo principale alleato cristiano Michel Aoun – attuale presidente del Libano – una legge elettorale su misura.

Il vuoto presidenziale durato più di due anni ha costretto l’attuale formazione parlamentare di estendere, in maniera incostituzionale, il proprio mandato, che scadrà il prossimo giusto. Di conseguenza, con pochi mesi a disposizione, le fazioni politiche stanno lavorando a una nuova legge elettorale che possa garantirgli il massimo della vittoria.

Pare che al momento la maggior parte dei politici cristiani, guidati appunto dal blocco del presidente Aoun, spingano per una legge elettorale moderna con sistema proporzionale, legge che gli garantirebbe un netto scarto rispetto ai partiti non cristiani. In contrasto, gli altri partiti, tra cui spicca il leader druso Walid Joumblatt, sono totalmente contro il proporzionale, che toglierebbe il diritto di voto ai partiti di minoranza.

Il ruolo più intrigante della partita è giocato da Hezbollah, dal quale ci si aspetta cieco sostegno alla riforma elettorale di Aoun, vista la loro alleanza più che decennale. Tuttavia, il rifiuto del maggioritario a favore del proporzionale sembra andare contro gli interessi del Partito di Dio, considerando che il secondo ridurrebbe una riduzione del blocco parlamentare di Hezbollah, nonché quella del suo principale alleato sciita – il Movimento Amal.

Se si dà un’occhiata più da vicino, si può capire che questa strategia fa parte di un quadro più grande, che può essere compresa come parte di una tattica a lungo termine mirata a fare di Hezbollah una succursale dell’Iran in Libano.

Non avendo mai riconosciuto la validità degli Accordi Ta’if, che misero fine alla guerra civile libanese all’inizio degli anni ’90, Hezbollah non hai appoggiato, né aspirato a far parte dello Stato libanese; piuttosto, si è tenuto in disparte concentrandosi sulla sopravvivenza di uno Stato parallelo mirato alla salvaguardia degli interessi della rivoluzione iraniana. Quindi, appoggiare il proporzionale è in realtà un tentativo di far implodere lo Stato libanese per far sì che rinunci finalmente alla formula concordata a Ta’if. Obiettivo, questo, condiviso anche dallo stesso Aoun.

Guardando il quadro generale, il coinvolgimento di Hezbollah nella guerra siriana lo ha esposto a livello domestico, ma anche esterno: la crescente e visibile tensione tra Russia e Iran sulla Siria ha messo in svantaggio il partito sciita, poiché la sempre maggiore influenza di Mosca nella regione potrebbe erodere la sua posizione a livello locale. Quando per Hezbollah verrà il momento di doversi ritirare dalla scena siriana, la Russia andrà in cerca di partner di confessione sunnita per mettere a posto la situazione nella vicina Siria.

Il supporto di Hezbollah per una semplice legge elettorale può sembrare innocuo, ma attenzione: anche una piccola mossa come questa può far aprire il vaso di Pandora. Bisogna tenere a mente che, se tutta questa manovra elettorale fallirà, Hezbollah può sempre tornare a fare quello che sa fare meglio, cioè prendere in mano le armi e ottenere ciò che vuole.

Makram Rabah è professore presso il Dipartimento di Storia dell’Università Americana di Beirut.

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