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L’Egitto e la nuova “polizia sociale”: più sicurezza o più repressione?

Di Sonia Farid. Al-Arabiya (28/10/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Lo scorso 18 ottobre, il comitato legislativo del Consiglio di Stato egiziano ha approvato la creazione di un corpo di “polizia sociale”. Secondo il regolamento, i membri di queste forze saranno dei regolari cittadini ai quali saranno conferiti gli stessi poteri dei poliziotti, tra cui anche la facoltà di arrestare. La nuova legge prevede inoltre 18 mesi di formazione nei quali i candidati riceveranno lezioni di tiro, arti marziali e di tecniche anti-sommossa. La nuova polizia sociale risponderà direttamente al ministero degli Interni, il quale ha definito precisi criteri per la selezione.

Sin dall’inizio, la legge è stata oggetto di un duro dibattito: da un lato, i suoi ideatori la vedevano come un passo verso la stabilità; dall’altro, gli oppositori temevano un impatto negativo sulle liberà politiche e personali.

Fouad Allam, ex vice capo della sicurezza statale, considera la legge come una soluzione pratica e un modo efficace per far sentire più sicuri i cittadini: “La presenza della polizia sociale, i cui membri pattuglieranno le loro rispettive zone, darà un taglio netto al tasso di criminalità”, ha dichiarato Allam, il quale ha assicurato che la nuova polizia sarà ben addestrata a gestire qualsiasi situazione e al contempo a rispettare i cittadini.

L’esperto di sicurezza Gamal Abu Zikri ha dichiarato che l’istituzione di una polizia sociale “offrirà un gran numero di opportunità di lavoro ai giovani egiziani”, elogiando l’idea come “innovativa”.

Per il giornalista Ahmed Marei, la polizia sociale andrà a completare la polizia ordinaria, specialmente per le questioni “che non possono essere affrontate solo attraverso misure di sicurezza”. La legge, aggiunge, stabilirà una stretta relazione tra la gente e le forze di sicurezza e che allevierà le tensioni tra “la società e le istituzioni statali”. La polizia sociale, ha detto ancora Marei, “porterà a un livello più alto il ruolo del cittadino nella comunità” e “accrescerà la consapevolezza della sicurezza tra gli egiziani in generale”. Facendo parte della gente comune, i membri della nuova polizia saranno inoltre in grado di gestire le situazioni post-crimine nelle loro aree: “Ad esempio, potranno offrire sostegno e avviso alle vittime di violenza domestica e giocheranno un ruolo chiave nella loro riabilitazione e rintegrazione nella società”.

Dal canto suo, il Movimento 6 Aprile si è energicamente opposto alla nuova legge: “Il ministero degli Interni ha il compito di mantenere la sicurezza e se ne dovrebbe assumere la completa responsabilità risolvendo i problemi dal suo interno, invece di ricorrere a soluzioni esterne”, ha dichiarato Amr Ali, coordinatore del movimento. Il ministero deve procedere all’eliminazione della corruzione e alla promozione dei principi della cittadinanza, ha aggiunto Ali.

Mina Thabet, ricercatore sui diritti umani, ha dichiarato che la creazione di una polizia sociale è l’ennesimo passo per reclutare civili negli apparati di sicurezza: “Il ministero degli Interni fa in modo che i cittadini lavorino per esso”, ha dichiarato. “Prima hanno incoraggiato gli studenti a scrivere rapporti sui loro colleghi, poi hanno trasformato i media in macchine da propaganda e ora vogliono un loro detective in ogni quartiere e in ogni strada”.

Per Mokhtar Ghubashi, presidente presso l’Arab Center for Political and Strategic Studies di Doha, sostiene che conferire alla polizia sociale il diritto di arrestare è allarmante, soprattutto dal momento che “la legge non fornisce un descrizione professionale dettagliata della nuova polizia o delle modalità con le quali essa affronterà i crimini o i disordini politici”.

Infine, l’esperto legale Mohamed Abdel Fattah ha dichiarato che, a prescindere dai pro e i contro, una tale decisione avrebbe dovuto essere rimandata fino all’elezione di un parlamento. La legge verrà ratificata dal presidente, il quale al momento è il solo a possedere il potere legislativo.

A questo proposito, Ahmed Fawzi, segretario generale del Partito Socialdemocratico egiziano, ha detto che la legge non solo ignora la necessità dell’approvazione parlamentare, ma scavalca le organizzazioni della società civile: “Questa decisione non doveva essere presa senza stabilire un dialogo a livello sociale”.

Sonia Farid, ricercatrice, è assistente universitaria in Letteratura Inglese presso l’Università del Cairo.

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Roberta Papaleo

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