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La lezione saudita

Libano
L’Arabia Saudita sente di poter manipolare Hariri e la politica sunnita in Libano; tuttavia, l’influenza dell’Iran si è affermata attraverso la formazione di un governo libanese in cui Hezbollah detiene il potere politico e militare

Di Elias Khoury. Al-Quds al-Arabi (14/11/2017). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

Il Principe della Corona saudita ha impartito una chiara lezione al Libano: alla luce delle principali potenze regionali, lo stato libanese può esistere solo a livello formale e, qualora diventasse un ostacolo, nulla vieta di sbarazzarsi della formalità. Così, con semplicità, il primo ministro libanese è scomparso dietro le sue dimissioni televisive e, dopo un silenzio durato otto giorni, ha partecipato a un’intervista televisiva. In questo contesto, mentre si attende il ritorno a Beirut di Saad Hariri, la classe politica libanese ha la grande responsabilità di conservare un minimo di dignità nazionale che, in questo modo, viene continuamente umiliata.

La scomparsa di Hariri ha sollevato la questione profonda della situazione politica libanese in balìa del conflitto polarizzato fra Arabia Saudita e Iran. Ormai il conflitto regionale, sviluppantosi in forma distruttiva, ha la capacità primaria di distruggere le prospettive di libertà e dignità nazionale in Oriente, dove il Libano si prepara a diventare un’altra scintilla ardente in quest’enorme e inesauribile polveriera. Inoltre, tale conflitto ha la capacità di distogliere l’interesse dallo scontro con l’occupazione israeliana, bloccandone il contenuto di liberazione palestinese e rendendolo un mero strumento della lotta fra tiranni.

Da una parte, i sauditi sentono di poter manipolare Hariri e la politica sunnita in Libano, poiché l’Harirismo è evoluto come un fenomeno saudita. L’ascesa rapida di Rafiq Hariri era l’espressione diretta delle crescenti influenze saudite che ebbero una fase eccellente durante gli accordi di Ta’if e nella condivisione del potere con i siriani in Libano. Dunque, la tragica morte di Rafiq Hariri fu la manifestazione diretta della dissoluzione dell’alleanza siro-saudita in seguito agli scossoni provocati dall’invasione statunitense dell’Iraq. D’altra parte, il consolidamento di Hezbollah fu il frutto dell’entrata di influenze iraniane all’interno della politica libanese dopo l’avvento della Repubblica Islamica. Inoltre, l’ascesa e la singolare resistenza a Israele del partito sciita, rendendolo uno dei maggiori attori nella politica libanese, furono il frutto dell’alleanza siro-iraniana rafforzatasi profondamente dopo la guerra in Iraq.

In breve tempo, questi due nuovi fenomeni politici sono diventati i poli principali nella politica libanese. Ciò avvenne specialmente dopo l’uccisione di Hariri e della rivoluzione d’indipendenza che portò al ritiro siriano dal Libano nel 2005 e, in seguito con la guerra nel luglio 2006, Hezbollah si stabilì come l’unica forza armata dominante. Dal 2006, il Libano ha vissuto sull’orlo del conflitto fra i sauditi e iraniani dopo l’inizio della rivoluzione siriana e il conseguente ritiro del regime della famiglia al-Asad, la cui caduta è stata sventata dall’Iran e dai bombardamenti russi.

Entrambe le forze, a livello locale e regionali, hanno dominato contemporaneamente il panorama politico libanese nell’ultimo decennio. Hezbollah rappresenta un’estensione politica e militare dichiarata della politica iraniana, mentre il movimento “Il Futuro” è un’estensione politica dei sauditi. Pertanto, la politica di dissociazione adottata ufficialmente dal Libano è stata una mera illusione, poiché Hezbollah l’ha infranta partecipando attivamente e militarmente alla guerra di al-Asad contro il popolo siriano. D’altronde, anche il movimento “Il Futuro” ha tentato di infrangere tale politica con l’intervento effettivo in Siria come parte dello schema saudita ma senza ottenere risultati.

Allo stato attuale, l’Iran appare sul punto di vincere in Siria con una superiorità militare nella regione che l’Arabia Saudita non può eguagliare. Perciò, il nuovo equilibrio di potenza regionale ha determinato la flessione della politica locale di Hariri, mentre Hezbollah si è affermato con l’elezione del presidente Aoun e la formazione di un governo libanese dove detiene la maggior parte del potere. In effetti, l’Harirismo è una corrente civile che promuove una retorica pacifista e di neoliberismo economico che non può opporsi all’influenza di Hezbollah, specialmente in seguito alla crisi finanziaria di cui in parte è stato responsabile Hariri.

In conclusione, le diverse leadership politiche del Libano, essendo le emanazioni dirette del settarismo e delle influenze regionali, hanno collocato il paese in una situazione di immobilità. Pertanto, i libanesi si domandano se ci sia una possibilità di scelta nello schema disegnato dal confronto fra Arabia Saudita e Iran, nonostante si trovi ancora davanti a diverse eventualità.

Elias Khoury è uno scrittore libanese di fama internazionale, nonché drammaturgo e critico; è stato direttore dell’inserto letterario del quotidiano libanese An-Nahar ed è editorialista per il quotidiano panarabo Al-Quds al-Arabi.

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