Libia Zoom

La crisi libica e il sostegno esterno

libia bandiera libica

Di ‘Abd Al-Nur Bin ‘Antar. Al-arabi al-jadid (12/01/2019).
Traduzione e sintesi di Giorgia Temerario.
Generalmente si suppone che l’ingresso di parti esterne nelle crisi interne di un paese abbia l’obiettivo di risolvere queste ultime, o come minimo agevolare le trattative e persuadere le parti interne in conflitto a favore di una soluzione pacifica. Tuttavia, spesso gli interessi delle diverse parti in gioco non si conciliano a tal punto da prolungare la durata della crisi, come nel caso della Libia, i cui attori esterni rappresentano addirittura un ostacolo per la risoluzione dei conflitti interni.
In questo quadro spiccano le posizioni di Egitto, Emirati e Francia, sostenitori dell’alleato Haftar. Nel caso dell’Egitto, tale supporto è legato a un fattore ideologico e a motivi di sicurezza; Haftar rappresenta, infatti, la lotta contro i Fratelli Musulmani, perciò si potrebbe dire che l’opposizione agli islamisti libici è regolata da questioni interne egiziane. Quanto alla sicurezza, l’Egitto necessita di un interlocutore/cooperatore su cui contare per il controllo delle frontiere e Haftar, forte oppositore dei gruppi islamici, controlla militarmente la parte orientale libica, incluse le zone confinanti con l’Egitto.
Per quanto concerne gli Emirati, la Libia rappresenta la lotta contro il terrorismo e reincarna la loro alleanza con l’Egitto. La loro posizione è inoltre strategica poiché lontana dal territorio libico e, pertanto, dalle ripercussioni sulla sicurezza. Sul piano ideologico, l’Egitto è debole in quanto gli uomini di Haftar sanno bene che il regime egiziano ha bisogno della loro cooperazione, che è proprio ciò che rende possibile i rapporti tra questi gruppi e lo stesso Egitto.
Anche nel caso della Francia si delineano due fattori principali circa la sua posizione nella crisi libica. Il primo è la lotta al terrorismo, che minaccia anche il vicino litorale africano e gli interessi francesi in esso, senza contare il rischio che esso si estenda al territorio europeo. Il secondo fattore è legato alla lotta contro la migrazione siriana verso l’Europa e alla mancanza di un forte potere centralizzato da parte della Libia.
Per tutti questi motivi, esiste un accordo strategico tra Egitto, Emirati e Francia, che beneficiano dell’assenza di un oppositore nel territorio libico. Non è presente, infatti, una forza che giochi un ruolo simile a quello svolto dalla Russia in Siria in quanto tutti i sostenitori locali e internazionali costituiscono un governo d’intesa nazionale libico. Esso è riconosciuto a livello internazionale e rifiuta la militarizzazione per rispetto dell’embargo di armi in Libia, che spesso i sostenitori di Haftar non esitano, però, a violare. In altre parole, gli attori internazionali fanno il doppio gioco in Libia poiché proclamano pubblicamente la soluzione pacifica, mentre sostengono le truppe di Haftar attraverso terzi. Pertanto, il supporto esterno risulta un’arma a doppio taglio che, se da una parte, aiuterebbe a risolvere il conflitto interno, dall’altra, ne prolungherebbe la durata.

’Abd Al-Nour Bin ’Antar è uno scrittore e ricercatore universitario algerino in Francia.
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