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Iraq. La rivolta degli iracheni è intralciata da partiti corrotti e ingerenze esterne ?

In Iraq e in Libano i giovani si sollevano contro governi corrotti, Khamenei accusa gli americani di avere istigato i disordini nei due paesi

Di Mostafa al-Abidi, Al-Quds al-Arabi (02/11/2019). Traduzione e sintesi di Alessandro Tonni.

In Iraq l’escalation popolare contro le misure correttive del governo aumenta tramite una sollecitazione insistente di riforme radicali per uno scioglimento completo del governo e del parlamento, per l’avvio di elezioni anticipate sotto l’egida internazionale, per un cambiamento delle basi di un corso politico fallimentare. Il popolo iracheno ha rotto la barriera della paura e dell’incertezza, ha chiesto con determinazione la realizzazione delle sue rivendicazioni legittime e una via d’uscita del paese dal tracollo, dopo una opposizione condotta per resistere alla repressione dei partiti del potere e alla violenza dei militari, in un tragico scontro che è costato più di 250 morti più di 10000 feriti in un solo mese. Il Presidente della Repubblica ha parlato in un discorso alla televisione nel corso del quale ha espresso la sua contrarietà all’uso della forza con i manifestanti, confermando così da parte sua la necessità di mantenere la pacificità della mobilitazione, riconoscendo la necessità di riforme sostanziali per il paese, sottolineando la sua intenzione di risolvere la crisi tramite l’adozione di una legge elettorale adeguatamente soddisfacente per il popolo, una Commissione elettorale nuova e indipendente e l’avvio di elezioni anticipate. Il Presidente ha inoltre insistito che la mano dello stato avrebbe limitato l’uso delle armi, in modo da porre la sua influenza sull’azione di governo. Ciò nonostante, questo finora non sembra che sia stato realizzato. Le pressioni della strada hanno spinto il parlamento ad emanare  provvedimenti aggiuntivi ad alcune misure che erano state varate senza scontri nè vittime, in un diffuso scetticismo sul grado di una loro applicabilità seria e svincolata dalle mafie dei partiti corrotti. Nello specifico, il Parlamento non è riuscito a far dimettere il Presidente del Governo Adel Abd al-Hadi, in risposta alle volontà delle masse. Tuttavia, il dato più significativo di questi giorni, pur tenendo conto della rilevanza dell’ingerenza iraniana nelle forze politiche attive in Iraq, è il fatto innegabile che la Guida Suprema iraniana, Ali Khomenei, ha descritto pochi giorni fa le rivolte dei libanesi e degli iracheni come “disordini di facinorosi” fomentate dagli americani e dagli israeliani. Il leader iraniano, ha perciò invitato le autorità dei due paesi  a porre un termine a questa istigazione, suscitando  una ampia disapprovazione e preoccupazione, poiché porre fine alle manifestazioni e alle proteste e negare le richieste di legittime riforme aprirebbe un capitolo prossimo ancora più cruento e sanguinoso. Forse, è stato questo aspetto che ha indotto i manifestanti di Kerbala ad accerchiare il consolato iraniano nella città e a ripetere gli slogan di denuncia contro l’ingerenza iraniana negli affari interni dell’Iraq e il suo supporto ai partiti corrotti. Ciò che ha maggiormente acuito i timori popolari sono state le dichiarazioni dell’Iran, arrivate di pari passo con un concitato susseguirsi di fitti incontri tra le autorità sciite. Queste, sono intenzionate a cercare un modo per porre fine alla crisi e a trovare una intesa su un sostituto “adeguato” al Presidente del Governo Adel Abd al-Mahdi, anche se il Presidente non è l’unico fattore determinante della crisi. Quel che è sicuro, è che una tenace e assidua resistenza condotta per ottenere legittimate richieste con un costo elevato di vittime, ha spinto l’opinione pubblica mondiale a condannare le violenze eccessive del governo contro manifestanti isolati che chiedono diritti e che rifiutano di essere succubi di un sistema corrotto. Mentre i capi delle mobilitazioni a Baghdad e tutti i governatorati insorti in tumulto hanno annunciato che troveranno una intesa per trasformare le proteste in una sollevazione di ampia portata e che continueranno a scendere in strada fino a che non verranno realizzate le loro legittime rivendicazioni, ciò che ha destato l’orgoglio degli iracheni in questi giorni, è il fatto che tra le vittime della mobilitazione vi erano i giovani. Questo fatto, è riuscito a ravvivare la coscienza nazionale irachena, a prescindere dalle diversità delle sue componenti religiose e etniche, a smuovere tutto il popolo a fianco di quanti sono scesi in protesta e a supportarli con forza, a raggruppare tutte le fette del popolo nei teatri delle manifestazioni delle città irachene, a portare un supporto morale e materiale, a rafforzare la tenacia dei dimostranti dinanzi alla grave oppressione che li affligge, oltre a spronarli a continuare la loro opposizione per neutralizzare le trame dei partiti corrotti che mirano a sabotare la loro legittimata rivolta.

Mostafa al-Abidi è un giornalista iracheno, scrive articoli di attualità politica sulle testate Sasapost.com (ساسة بوست) e al-Quds al-Arabi.

Vai all’originale: https://www.alquds.co.uk/هل-تجهض-مؤامرات-أحزاب-الفساد-وتدخلات-ا/


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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