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In Giordania aumentano i casi di divorzio con riscatto

di Redazione Al-Araby al-Jadeed, (29/06/2020).    Traduzione e sintesi di Francesca Martino

L’associazione giordana Tadamon (Sisterhood is Global Institute), mediante un comunicato del 29 giugno [N.d.R.], ha chiesto un emendamento alla legge sullo stato civile affinché le donne che hanno avviato una procedura di divorzio (tafrīq) possano restituire a rate la parte di dote corrisposta dallo sposo al momento del matrimonio (mahr muajjal), sottolineando il fatto che il versamento in un’unica tranche – come attualmente previsto ‒ costituisce un fattore di discriminazione tra donne benestanti e non.

Nel 2019, in Giordania, i tribunali religiosi hanno registrato 885 cause di divorzio con riscatto (khul’), con un incremento del 46% rispetto all’anno precedente, secondo il rapporto annuale pubblicato dalla Corte Suprema.

Citando il paragrafo (b) dell’articolo 114 della legge sullo stato civile numero 15 dell’anno 2019 ‒ secondo il quale “se, dopo che il matrimonio è stato consumato, la moglie intenta una causa per chiedere il divorzio dal marito in quanto ritiene di non sopportare più la vita insieme a lui e teme di non poter osservare i limiti di Allah, ella si riscatta rinunciando a tutti i diritti matrimoniali e restituendo la dote iniziale percepita. Se il tribunale non riesce a trovare un accordo tra le parti, designa per tale scopo due arbitri e, in assenza di un accordo entro trenta giorni, il tribunale rescinde il contratto di matrimonio” ‒ viene fatto osservare che la conservazione dell’obbligo di restituire la dote iniziale in un’unica tranche prima ancora della sentenza di divorzio emessa dal tribunale, rappresenta un ostacolo insormontabile per le donne meno abbienti. Queste, infatti, per lo più impossibilitate economicamente anche solo a pagare le spese di mantenimento proprie e dei figli, cadono ostaggio dei bisogni materiali e finiscono così per sopportare un matrimonio privo di affetto, felicità, comprensione e stabilità.

Pertanto, sebbene questa legge faccia giustizia e contribuisca alla risoluzione di molti problemi, essa giova solamente alle donne benestanti che effettivamente ottengono il divorzio ma che, come sappiamo, costituiscono una minoranza.

Al contrario – aggiunge il comunicato – il marito può divorziare dalla moglie e nella maggior parte dei casi il ripudio è arbitrario e non prevede il pagamento in un’unica tranche della dote differita (mahr muwajjal) né di quanto dovuto a titolo di compensazione.

Tadamon, dunque, rivendica per la donna lo stesso diritto a un pagamento dilazionato, mettendo in guardia contro una nuova forma di schiavitù dettata dalla povertà poiché – sottolinea – le donne spesso abbandonano la causa e rinunciano ai propri diritti per inadempienza di quest’unica condizione, ovvero il versamento del corrispettivo della dote iniziale alle casse del tribunale come requisito necessario alla pronuncia di una sentenza di divorzio con riscatto.

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