Politica Zoom

Improvviso ripiegamento del presidente Abbas

L’opinione di al-Quds (Al-Quds al-Arabi – 02/01/2012), traduzione di Carlotta Caldonazzo

L’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha inviato la propria delegazione ad Amman per prendere parte ai colloqui diretti con gli omologhi israeliani, sebbene gli insediamenti non siano stati congelati (condizione posta dalla stessa Anp per la ripresa delle trattative). In tal modo ha ribadito la sua mancanza di credibilità e il ripiegamento rispetto alla sua posizione, in virtù della quale aveva sostenuto l’imminenza di cambiamenti che avrebbero modificato il corso della storia nel mondo arabo. Questo era stato appunto l’ammonimento del portavoce della stessa delegazione palestinese Nabil Abu Rodeyna (e questo avevano creduto in molti): siamo di fronte ad un ritorno della Palestina alle certezze, dopo il fallimento di tutte le scommesse sul processo di pace e sulla soluzione dei due stati.

Non si capisce perché il presidente Mahmoud Abbas accetti l’invito a tornare alle trattative sotto lo spettro della colonizzazione israeliana e della costruzione di migliaia di insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme occupate. Proprio lui che aveva rifiutato di riprendere i colloqui quando Israele progettava di costruire “solo” decine di insediamenti. Non si capisce dunque come si giustifichi questo ripiegamento umiliante, che colpisce quanto gli resta di credibilità presso il popolo palestinese, e senza prima aver stabilito alcun prezzo.

Il presidente Abbas è andato ai colloqui per la riconciliazione con il movimento Hamas sulla base della sua consapevolezza della vacuità dei negoziati, in risposta alle ingiurie di Usa e Israele, che vanificano in modo provocatorio i suoi sforzi per il riconoscimento simbolico dello stato di Palestina alle Nazioni unite. Come si rivolgerà a coloro che hanno preso parte alla riconciliazione? Come questi ultmi avranno fiducia nelle sue parole e nelle sue posizioni in futuro?

La ripresa dei negoziati in questo modo non solo minerà l’accordo di riconciliazione nazionale ma produrrà nuove divisioni e fratture con gli stessi compagni del presidente Abbas nell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), rimasti sbalorditi da questa decisione e uniti nel condannarla senza eccezione.

Tutti i popoli arabi sembrano esterrefatti dalla condizione di umiliazione vissuta dal popolo palestinese, dal fatto che quest’ultimo non si ribelli all’occupazione israeliana e contemporaneamente all’Anp, sotto lo spettro della colonizzazione e in mancanza di un minimo di resistenza tanto pacifica quanto armata. Proprio mentre gli altri popoli arabi non risparmiano di sacrificare il loro sangue la loro vita per abbattere regimi dittatoriali, repressivi e corrotti.

Saeb Erekat, che verosimilmente si è dimesso dalla carica di spicco nei colloqui, ha annunciato la sua decisione quando ha rivelato le carte delle trattative, già trafugate dal suo ufficio. È lui a guidare la delegazione palestinese agli incontri di Amman, giustificando il fatto di avervi preso parte dicende che il Quartetto vuole sapere la posizione di entrambe le parti, palestinese e israeliana, rispetto alle questioni sospese come i confini e la sicurezza. Forse il Quartetto, che ha partecipato ai colloqui durati più di 17 anni, non conosce già la loro posizione in merito?

Perché il popolo palestinese viene trattato da sciocco e ci si comporta con esso come con un popolo di minori dei quali sia possibile prendersi gioco con frasi ed espressioni degradanti e ingannevoli?

L’Anp ha ribadito di essere troppo debole per restare ancorata a una qualsiasi posizione e che è corretto il punto di vista di Israele, che scommette sempre sul ripiegamento gratuito dei palestinesi. Le condizioni poste da questi ultimi dunque si sciolgono e svaniscono come neve al sole ogni volta che gli Stati uniti si limitano a esercitare pressioni, soprattutto in relazione al finanziamento degli aiuti.

Washington ha bloccato gli aiuti finanziari, imantenendo in piedi soltanto i finanziamenti dei servizi di sicurezza, che difendono l’incolumità di Israele e delle sue colonie. Tel Aviv intanto si oppone strenuamente alla riconciliazione nazionale, un altro fattore che ha condotto a una ripresa avvilente dei colloqui.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto ad Abbas di scegliere tra i colloqui di pace con Israele e la riconciliazione con il movimento Hamas. Dunque dal ritorno dei palestinesi ai negoziati nel modo che abbiamo sotto gli occhi sembra che Abbas abbia scelto Israele e le trattative, un fatto spiacevole sotto tutti gli aspetti.


Carlotta Caldonazzo

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