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Il Kurdistan come nuovo possibile terreno di scontro tra Stati Uniti e Iran

L’Iraq si sta trasformando nel campo di battaglia tra Tehran e Washington ma l’ultimo attacco missilistico e le dichiarazioni dei leader politici sembrano anticipare un trasferimento degli scontri verso la provincia di Erbil, nel Kurdistan iracheno.

di Shamal Adel Salim, Elaph, (05/10/2020). Traduzione e sintesi di Francesca Paolini

A seguito degli attacchi delle milizie filo-iraniane contro l’ambasciata americana all’interno della “zona verde” della capitale dell’Iraq, diverse ambasciate straniere sembrano intenzionate a trasferire le proprie attività da Baghdad a Erbil mentre Mike Pompeo promette di dare la caccia a tutte le fazioni armate intenzionate ad ostacolare gli interessi USA. È in questo contesto che il 30 settembre un gruppo non ancora identificato ha preso di mira la provincia di Erbil lanciando una serie di missili caduti nelle vicinanze della base militare di Harir scelta dalle forze americane come quartier generale.

L’attacco missilistico contro Erbil crea un pericoloso precedente, il primo nel suo genere, e invia un messaggio chiaro e diretto agli Stati Uniti: gli attacchi contro le postazioni americane non si fermeranno finché l’America non trasferirà le sue attività militari da Baghdad ad Erbil. L’Iran ha infatti più di una volta paragonato l’ambasciata americana ad una vera e propria base militare creata dalle forze occupanti nel cuore di Baghdad, che contiene migliaia di forze dei Marines, veicoli blindati, e batterie Patriot; ha inoltre sempre affermato che definire l’ambasciata americana in termini di missione diplomatica è un atto di ipocrisia e ingenuità politica.

Gli esperti di affari iracheni sono ormai convinti che l’Iraq diverrà il terreno di scontro tra Stati Uniti e Iran. Mentre Mike Pompeo preannuncia la chiusura dell’ambasciata a Baghdad nel caso in cui il governo iracheno non prenda iniziative per fermare gli attacchi terroristici, gli esperti sostengono che la possibile chiusura delle ambasciate straniere fungerà da preludio a nuovi attacchi aerei americani contro le postazioni di Hezbollah Iracheno e di Harakat al-Nujaba, milizia sciita nata nel 2013 e sostenuta militarmente dalle Forze al-Quds, unità fondamentale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica [N.d.R].

Harakat al-Nujaba ha dichiarato che non permetterà che l’Iraq si trasformi in una base statunitense pronta a minacciare l’Iran e le milizie filo-iraniane che, attraverso la violenza e il terrorismo, operano per porre fine alla presenza americana con l’obiettivo di mantenere il controllo diretto sull’Iraq. Le milizie iraniane non esitano ad offrire supporto e sostegno alle loro “code” irachene per realizzare i loro piani criminali in Iraq essendo già riuscite a dispiegare i propri lanciamissili lungo tutto il territorio iracheno, a fondare delle basi nelle più grandi città e a trasferire centinaia di missili e droni verso l’Iraq, pronte a trasformare il paese nel principale campo di battaglia contro gli Stati Uniti e i suoi alleati.

Ci si chiede quindi se il Kurdistan verrà trasformato nel teatro dello scontro militare tra Washington e Tehran e per quale motivo si dovrebbe coinvolgere nella più ampia dinamica regionale – internazionale proprio una regione il cui popolo non ha nulla da ricavarci, che è carente di una leadership unificata capace di adottare una posizione chiara e decisioni determinanti e che sta attraversando una delle peggiori fasi della sua storia.

Shamal Adel Salim è uno scrittore e ricercatore politico nato ad Erbil

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Redazione

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