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Il fattore Facebook in Yemen: più libertà, più ostacoli

Zoom 27 ott FacebookDi Fara’ al-Muslimi. Al-Monitor (24/10/2013). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Il popolo yemenita è uno dei migliori per i social media. Riescono a trascorrere dalle 4 alle 8 ore masticando qat e chattando di qualsiasi cosa. I partecipanti ai dibattiti sono legati a un mondo virtuale, al di fuori della stanza in cui si trovano.

Considerando che lo Yemen è una società chiusa e patriarcale, i nickname e gli account falsi sono molto diffusi si Facebook; molti lo fanno per evitare i limiti imposti dalla società, per puro divertimento, per prendere in giro gli amici. A parte questo lato innocente dell’uso dei social network, sul lato pratico il loro utilizzo è aumentato drasticamente dopo gli venti della Primavera araba nel 2011. Membri di gruppi e partiti politici si sono impegnati in campagne di propaganda e contro-propaganda. Altri utenti hanno fatto ricorso a idee più radicali, con il rischio di aggravare le divisioni sociali e ideologiche.

D’altro canto, sono presenti sul web campagne di gruppi civili che mirano a sfidare alcune decisioni politiche, come ad esempio l’uso di masticare qat, il matrimonio di ragazze minorenni, la diffusione di notizie false, la corruzione e il malgoverno. Alcune di queste decisioni sono stata bloccate attraverso campagne spontanee nate proprio su Facebook. Inoltre, molti cittadini sentono di poter intrattenere delle discussioni con alte figure politiche attraverso questo social network: la maggior parte dei leader di partito ha un account personale, le cui pagine vengono spesso utilizzate come fonte dai quotidiani per le notizie del giorno. A questo proposito, poi, Facebook è stato scelto da molti giornalisti e scrittori come un’opzione alternativa per pubblicare i loro pezzi senza che vangano filtrati o modificati dai giornali.

Negli ultimi tre anni, alcuni ricercatori si sono serviti delle pagine dei loro amici per diffondere i loro post su Facebook. Ciò dimostra che i social network stanno prendendo sempre più piede tra la popolazione yemenita, con conseguenze a volte negative: molti impiegati arrivano tardi al lavoro dopo essere rimasti svegli fino a tardi a scambiarsi commenti su Facebook.

Quando, poi, si tratta di parlare della privacy all’interno della conservativa società yemenita, i post degli uomini vengono superati da quelli delle donne, le quali condividono le loro opinioni su qualsiasi argomento senza le barriere imposte loro nel mondo reale. Tuttavia, in maniera alquanto spaventosa e ironica, la diffusione dei telefoni cellulari, soprattutto nelle zone rurali del Paese, è andata a costituire un’altra motivazione per l’imposizione del velo alle donne, facendole così retrocedere. Anche i social network potrebbero costituire un “velo”, anche se di un altro tipo e per una fetta più ampia della società.

È dunque possibile che il “ponte della comunicazione” rappresentato dal mondo virtuale si trasformi in un nuovo “muro separatore” in Yemen?

La risposta a questa domanda andrà formandosi nei prossimi anni.

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Roberta Papaleo

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