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Il Consiglio giudiziario supremo iracheno svela la sorte dei mille bambini stranieri di Daesh

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I governi europei chiedono il loro rimpatrio mentre i paesi arabi evitano di accoglierli

Di Osama Mahdi. Elaph (02/06/2019). Traduzione e sintesi di Alessandro Tonni.

Secondo quanto riportato dal Consiglio giudiziario iracheno, i bambini stranieri nati da genitori appartenenti all’organizzazione dello Stato Islamico sono più di mille.

L’origine della maggior parte di questi bimbi è riconducibile all’Europa dell’Est, in particolare Tagikistan, Russia, Azerbaigian.

In seguito all’avvio di delicate procedure legali, il tribunale penale centrale di Baghdad si è impegnato per ricondurli ai rispettivi paesi di appartenenza, facendo notare che mentre alcuni paesi ne hanno richiesto il rimpatrio altri hanno evitato di accettarli. Il giudice competente in materia di questioni legate agli stranieri e ai bambini nati sotto Daesh ha detto che “ tra questi bimbi ci sono alcuni che avevano regolari documenti di identità per il fatto di essere entrati nell’area da diversi paesi assieme ai genitori. Poi, per svariate ragioni, ci sono quelli che non avevano in loro possesso alcun documento, dal momento che sono nati nel tragitto per l’Iraq dopo aver lasciato paesi confinanti, come la Siria. Inoltre, tra questi bimbi ci sono anche quelli che sono nati in governatorati iracheni che stavano sotto l’autorità dello Stato Islamico”. Il giudice ha altresì chiarito che “altre nascite avevano avuto luogo all’interno dei penitenziari del ministero della giustizia”.

Il giudice istruttore ha sottolineato che “l’età dei bimbi va dai neonati (che hanno meno di un anno) fino ai sedici anni”, dando conferma del fatto che “sono attualmente rinchiusi nei penitenziari iracheni assieme alle madri per le quali è stata disposta la condanna a morte, oppure il carcere a vita, in misura minore, a causa dei reati perpetrati nella loro militanza dentro l’organizzazione terroristica di Daesh e della loro partecipazione ad operazioni terroristiche, oppure a causa del loro coinvolgimento in altri reati ancora”.

Il giudice ha anche affermato con sicurezza che “la maggior parte delle ambasciate che sono state contattate si sono date da fare per avviare accertamenti e hanno ottenuto il permesso del tribunale di incontrare sia le donne che i bambini. Questo è avvenuto all’interno del tribunale sotto la supervisione diretta del Consiglio giudiziario supremo che si è impegnato a prendere alcune informazioni e a cercarne conferma tramite indagini ”.

Lo stesso ha anche evidenziato che “ alcuni stati hanno effettivamente rispettato le leggi per il rimpatrio dei bimbi dei rispettivi paesi di appartenenza dopo aver preparato documenti ufficiali di riconoscimento ed aver ottemperato per intero alle procedure richieste per l’accoglienza”. Il giudice ha rivelato che “alcune ambasciate hanno fatto richiesta di accoglienza dei bimbi e li hanno accettati”, pur tuttavia, “questa prassi non è stata sempre confermata, perché ci sono state ambasciate che hanno tentato di evitare di accoglierli e di ricondurli nel paese di origine, e la maggioranza di queste ambasciate appartengono a paesi arabi come la Giordania, la Siria, e l’Egitto”.

Per quanto riguarda le procedure per l’accettazione di questi bambini nei paesi d’origine, il giudice ha chiarito che esse variano da paese a paese, facendo osservare che “alcuni stati chiedono il consenso alla madre per prelevare il bimbo in modo da riportarlo nel suo paese, e questo avviene tramite la firma della madre su un documento che autorizza lo stato a ricondurre il bimbo al suo paese d’origine, come è il caso della Francia o della Germania”. Poi ancora, dice il giudice: “altri stati come la Russia non chiedono il parere della madre, ma avanzano una richiesta diretta al Consiglio giudiziario iracheno che decide cosa è meglio per il bimbo e se collocarlo in un luogo diverso rispetto alla prigione”.

Sulla questione dei numeri delle procedure completate di rimpatrio dei bimbi, il giudice ha aggiunto che “ per 90 bimbi del Tagikistan la procedura è stata ultimata, e anche per altri 252, dei quali, 77 sono russi, 35 turchi, 22 dell’Azerbaigian, 10 tedeschi, 5 francesi”.

Dal canto suo, il viceprocuratore presso la Corte istruttoria distrettuale ha chiarito che “ rimangono ancora 600 bimbi per i quali non è stata completata la procedura di rimpatrio, solo per 188 di questi, di nazionalità turca, è stato recentemente ultimato il processo di accoglienza nel paese d’origine ”. In aggiunta, è stato da lui posto in evidenza che i bimbi piccoli sotto i tre anni si trovano con le madri nelle carceri che sono state loro riservate a Baghdad, altri piccoli, invece, orfani di madre, sono stati collocati nei centri di accoglienza presso il Ministero del lavoro assieme a quelli con la fascia di età compresa tra 3 e 9 anni.

Osama Mahdi è un giornalista presso Elaph.


Redazione

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