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Il Canada e la vendita di armi all’Arabia Saudita

(Radio Canada). Lo scorso venerdì, il leader conservatore canadese Stephen Harper è stato costretto a spiegarsi di nuovo sulla vendita di armi all’Arabia Saudita, un Paese che si prende gioco dei diritti umani.

“È il maggiore contratto di esportazione della storia del Paese. Ciò offrirà un impiego a 3.000 canadesi della regione di London [in Ontario]. Ora, è naturale che il nostro Paese denunci le politiche dell’Arabia Saudita, ma allo stesso tempo dobbiamo mantenere il commercio e dobbiamo creare posti di lavoro per i nostri lavoratori in patria”, ha detto a una conferenza stampa.

Harper ha confermato che Ottawa esprime “occasionalmente” il suo disaccordo con il regno saudita sulla questione dei diritti umani. “Ma non penso che sia sensato rescindere da un contratto, cosa che non farebbe altro che punire i lavoratori canadesi piuttosto che esprimere la nostra indignazione”, ha aggiunto, usando sempre la stessa formula.

Secondo il premier conservatore, tutti gli “alleati” del Canada spererebbero in un contratto simile, del valore di 15 miliardi di dollari, e lo firmerebbero. I leader degli altri partiti politici si sono ritrovati di fronte a una domanda: “È necessario sanzionare un Paese che intende decapitare e poi crocifiggere un giovani di 21 anni che ha partecipato alle rivolte della primavera araba a 17 anni?”. Anche se ha denunciato gli abusi dell’Arabia Saudita, Harper ha risposto che “non è giusto punire i lavoratori di London per questo”.

Da parte sua, Gilles Duceppe, leader del Blocco del Québec, partito federalista canadese, è tornato alla carica: “Harper è stato obbligato ad ammettere che, per lui, l’Arabia Saudita è un alleato. Ma quando ho chiesto agli altri leader se erano d’accordo a interrompere la vendita di armi, non hanno risposto. Non hanno risposto perché dei posti di lavoro in Ontario significano dei voti in Ontario”.

Il leader del Nuovo Partito Democratico, Thomas Mulcair, ha dichiarato che Ottawa doveva farsi delle domande prima di concludere la vendite. “Penso che Harper sta rompendo con le regole in vigore in Canada da molto tempo. Ma la vera domanda è: perché non si p fatto delle domande sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita prima, come vorrebbero le regole del Canada?”, ha detto Mulcair. Secondo lui, la situazione era facile da verificare: “Basta incontrare la moglie di Raif badawi, che vive a Sherbrooke con i figli. Badawi è stato frustato in pubblico e poi rimesso in prigione, in attesa di essere frustato di nuovo. È senza dignità, è barbarico e bisogna avere il coraggio di dirlo”.

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Roberta Papaleo

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