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Le idee come strumento per sconfiggere il terrorismo

Di Abdullah Hamidaddin. Al-Arabiya (04/10/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

In un recente articolo, l’emiro di Dubai Sheikh Mohammad bin Rashid al-Maktoum ha fatto appello a una battaglia di idee contro il terrorismo. L’attuale carica militare contro quello che io chiamo “lo Stato Terrorista” – cioè Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) – potrebbe sconfiggerlo sul campo ma non potrà mai sradicare il terrorismo dalle sue fondamenta e neanche minimizzare la sua minaccia.

L’elemento chiave della visione dell’emiro era quello di “opporsi alle idee malvagie con un pensiero illuminato”. Voglio quindi concentrarmi sul tipo di “pensiero illuminato” di cui credo ci sia bisogno per opporsi al terrorismo.

Prima di tutto, è importante dire che sappiamo molto poco di terrorismo nonostante decenni di ricerca sulla material. Le definizioni di terrorismo sono varie e molte teorie psicologiche e sociologiche si contendono la riposta esatta. In secondo luogo, molte forme di terrorismo sono inevitabili in quanto molte di esse sono relazionate al temperamento individuale, una cosa che va al di là del controllo di qualsiasi governo. Alcuni diventano criminali, altri terroristi. Terzo e più importante, il terrorismo ha molto poco a che fare con la religione: finché ci concentreremo sulla religione come elemento motore del terrorismo perderemo di vista i reali principi ispiratori. La religione non è un motivo per commettere un atto terroristico.

Accusare l’islam – o qualsiasi altra religione – di essere un’ideologia carica di terrorismo può servire come scopo politico di alcuni, ma non ci offre una vera comprensione del terrorismo in sé. Allo stesso modo, non bisogna cercare nell’islam una soluzione al terrorismo. In poche parole, dimentichiamoci della parola “religione” quando analizziamo il terrorismo.

Una delle idee contro-intuitive sul terrorismo è che esso emerge in società stabili dove c’è poca speranza di una rivoluzione. Le masse vengono viste come un’élite di rivoluzionari passivi. Questo potrebbe spiegare perché molti terroristi provengono la classe media istruita. In un tale cotesto, decidono di ricorrere al terrorismo come un mezzo per raggiungere i loro “virtuosi” obiettivi. Questo può inoltre darci l’idea di chi giustifica il terrorismo o lo sostiene finanziariamente.

Potrebbero essere anche individui provenienti dalle classi medio-alte, che possiedono idee rivoluzionare e che sono frustrati dalla passività della loro società, ma che tuttavia non hanno il temperamento psicologico per commettere la violenza in modo diretto. Questo mi fa pensare all’importanza dello spazio pubblico come mezzo per minimizzare il terrorismo. Uno dei fattori che alimentano le idee rivoluzionarie è che i rivoluzionari stessi continuano a convincersi del lavoro ideale che esiste nelle loro teste. Un maggiore impegno nella società potrebbe servire per fare i conti con la realtà e temperare il loro idealismo.

I rivoluzionari adottano un modo di pensare “noi contro loro” molto rigido e i muri tra le due parti potrebbero crollare solo con un maggiore dialogo. tuttavia, per fare ciò lo spazio pubblico deve fondersi con altre forme di idee sul mondo reale, su quello che può essere ottenuto, su quello che lo è già stato, sul significato del male, della giustizia, del bene, della morale … Tutte queste idee hanno a che fare con temi che costituiscono la mente di un terrorista o di un suo sostenitore.

Si scoprirà che i terroristi di diverse culture hanno atteggiamenti simili di fronte a un mondo ideale, un totale disprezzo di soluzioni graduali, un’incapacità di affrontare i dilemmi morali, un rifiuto delle società e degli individui che non vivono secondo i loro standard.

Probabilmente, l’idea più importante da diffondere nel pubblico è il senso di frustrazione sul quale il terrorismo islamico e arabo ha rimuginato negli ultimo 40 anni. Lo psicologo politico John Chowing Davies disse: “La violenza è sempre una risposta alla frustrazione”. Vorrei aggiungere che è una risposta a un certo tipo di frustrazione: una frustrazione di civiltà causata da un’entità considerata come un estremo “loro”.

Noi siamo frustrati dall’Occidente. Lo accusiamo per tutti i nostri mali ed è qualcosa che va molto nel profondo, anche tra i nostri liberali e intellettuali. Dobbiamo impegnarci a vicenda per de-costruire questo sentimento. Dobbiamo parlarne all’Occidente – sebbene anche “Occidente” è un termine complesso.

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Roberta Papaleo

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