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I giovani egiziani “Ne hanno abbastanza”

Di Ahmed Fouad. Al-Monitor (12/10/2014) Traduzione e sintesi di Marta De Marino.

La vita politica egiziana è ancora gravida di movimenti di protesta capeggiati dai giovani egiziani. Mubarak ha visto la nascita del “Movimento 6 Aprile”, Morsi quella di “Tamarod” e oggi, il presidente Abdel Fattah El Sisi è testimone della nascita di altri movimenti e campagne simili.

L’ultima, “Ne abbiamo abbastanza” è stata creata da un esiguo numero di attivisti facenti parte di quei movimenti che hanno scritto la storia. Zizo Abdo, un attivista del Movimento 6 aprile e portavoce di “Ne abbiamo abbastanza” ha dichiarato che la campagna è stata creata in carcere a seguito della pubblicazione di un articolo dell’attivista Alaa Abdel Fattah, intitolato “Ne ho abbastanza”. In questo articolo Fattah poneva delle pressioni al governo per rilasciare tutti quei prigionieri di coscienza, che poi hanno ritrovato la libertà. Abdo afferma che: “Queste campagne, portate avanti da Alaa Abdel Fattah, hanno avuto un ruolo significativo per il loro rilascio. Tutto ha avuto inizio con uno sciopero della fame che aveva due scopi, il rilascio degli attivisti e l’emendamento alla legge che da carta bianca alla polizia di vietare le manifestazioni”. Abdo spiega, però, che la decisione di rilasciare gli attivisti è stata solo una manovra politica perché lo sciopero stava creando degli squilibri politici e sociali.

Il portavoce aggiunge: ““Ne abbiamo abbastanza” vuole accendere un serio dibattito sulla separazione dei poteri, vuole dare totale autonomia al potere giudiziario, stabilire un tetto massimo e minimo dei salari e modificare la legge che vieta la libertà di manifestare”.

Rifaat al-Sayed Ahmad, un analista politico, in una intervista, ha detto che il rilascio degli attivisti ha dimostrato quanto i movimenti dei giovani egiziani possano influenzare lo stato, che cerca strenuamente di scansare ogni tipo di crisi prima delle elezioni parlamentari.

Un altro movimento creato dai giovani è il Dhank, fondato il 3 settembre scorso e nutrito da un gruppo di attivisti che non si riconoscono dietro un unico vessillo o figura politica, ma che chiedono al governo riforme economiche e sociali. Sami Abdul Shahid, il portavoce del movimento ha spiegato, però, “che il governo sta cercando di assassinare moralmente il movimento, persuadendo il popolo egiziano che facciamo parte dei Fratelli Musulmani, affermazione del tutto errata”.

Rifaat al-Sayed Ahmad crede che il futuro di questi movimenti dipenda solamente dallo stato. Se verranno apportate le modifiche richieste, l’influenza di questi gruppi si assottiglierà e si stabilirà una relazione tra lo Stato e i giovani attivisti.

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Viviana Schiavo

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