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I Fratelli Musulmani e l’America

Di Mashari Al-Zaydi. Al-Sharq Al-Awsat (27/08/2012). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

In un suo recente articolo, Dennis Ross, ex consigliere di Obama sul Medio Oriente e attualmente analista del Washington Institute for Near East Policy, ha ammonito apertamente i Fratelli Musulmani d’Egitto. Secondo il suo punto di vista, le premesse sui diritti dei Copti e delle donne e sulla libertà di stampa sono tutt’altro che buone mentre il comportamento dell’amministrazione egiziana sul rapporto con Israele è alquanto evasivo. Ma l’articolo di Ross dice anche molto sulla posizione politica degli USA nella regione.

Le sue parole sono tanto  più importanti perché, oltre a influenzare l’opinione pubblica, in precedenza l’amministrazione Obama ha dato la sua “benedizione” alla Primavera Araba e ha teso la mano ai Fratelli Musulmani, facendo addirittura pressione sui loro oppositori, tra cui il Consiglio Supremo delle Forze Armate.

Ross biasima il governo dei Fratelli Musulmani ma anche l’atteggiamento debole degli USA rispetto alle loro politiche. Dice: “La posizione dell’amministrazione deve essere chiara: se questo comportamento continua, il sostegno degli USA verrà meno. Attenuare la nostra risposta a questo punto potrebbe andare bene per i Fratelli Musulmani, ma non per l’Egitto”.

L’esperimento americano di supportare correnti islamiste nella loro ascesa al potere somiglia a quello seguito all’11 settembre 2001. Allora, gli USA si schierarono dalla parte degli sciiti, nella convinzione che avessero un maggior potenziale democratico a differenza dei sunniti, secondo la teoria di Vali Nasr. Ora la scusa è che i Fratelli Musulmani porteranno vantaggi all’Occidente, cioè combatteranno le correnti jihadiste. Ovviamente l’America guarda ai propri interessi, ma quanto durerà l’esperimento stavolta?

Resta un ultimo interrogativo, indipendentemente dal pragmatismo americano: l’ascesa al potere dei Fratelli Musulmani porrà un freno al dinamismo e al fanatismo dei gruppi religiosi o lì lascerà liberi in una pericolosa “corsa agli armamenti”? È una domanda pertinente, sullo sfondo di quanto sta accadendo in questi giorni in Tunisia, Gaza ed Egitto.


Cristina Gulfi

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