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“Ho sposato un musulmano. Italiane in cerca d’amore tra sogni, conversioni e truffe” di Michela Manetti

Dal blog Con altre parole di Beatrice Tauro

“Perché così tante donne italiane decidono di sposare un uomo straniero proveniente dal mondo arabo? Cosa hanno questi uomini – quasi sempre musulmani – in più di un italiano?”

È questo l’interrogativo dal quale prende le mosse questo interessante volume, pubblicato di recente da Castelvecchi e scritto da Michela Manetti, insegnante di italiano in Germania da sempre interessata al Medio Oriente e alla lingua e cultura iraniana.

Il libro è il frutto di una ricerca condotta in un arco temporale di cinque anni attraverso l’analisi dei forum femminili online “dove le utenti raccontano il loro vissuto come coppia mista in cerca di consigli e supporto tra pari”.

Ed è proprio attraverso l’analisi delle diverse testimonianze che l’autrice raccoglie nei forum, che viene stilata una sorta di lista delle diverse tipologie di donne caratterizzate da elementi stereotipati che le contraddistinguono.

La sognatrice, la convertita, l’amazzone, la vacanziera e la truffata sono le categorie individuate che formano oggetto della prima parte del volume. A ciascuna di esse viene dedicato un capitolo che si sviluppa su una serie di testimonianze riportate dall’autrice che limita il suo intervento ad un commento finale, a conclusione della rappresentazione della categoria di turno. Si rincorrono così sulle pagine le storie di Aida, Giorgia, Federica, Veronica, Noemi, Margherita, Carla e innumerevoli altre. Storie di innamoramenti sulle spiagge del Mar Rosso, corteggiamenti e flirt che sfociano in matrimoni spesso frettolosi e raramente basati su un sentimento sincero. Storie nelle quali all’amore si intreccia e spesso si sovrappone pesantemente la tradizione familiare, la religione che tanto permea la vita di molti musulmani e che finisce spesso per portare l’italiana innamorata ad una conversione all’Islam di certo nemmeno lontanamente immaginata al momento della partenza per quella vacanza a Sharm.

“Un’ossessione di alcune convertite è quella di vivere nell’halal, ovvero nel lecito secondo i dettami della fede. Ci si scambia opinioni su come cucinare il cous-cous perfetto o come farsi l’henné, ma ancora più numerosi sono i consigli su come coprirsi dalla testa ai piedi, qual è il giusto hijab, il velo islamico, o se si sta compiendo un atto considerato haram, proibito, secondo l’Islam più ortodosso e intransigente”.

Nella seconda parte il libro verticalizza su aspetti generali, e spesso anche materiali, legati alle storie narrate: il visto turistico, il servizio militare, l’Islam, le differenze culturali, le tradizioni familiari e sociali. Tutti aspetti intorno ai quali si aggrovigliano i racconti delle donne che cercano nell’esperienza altrui un confronto e un conforto, trovando a volte anche delle amare sorprese. Singolare è il caso di due donne che proprio frequentando uno di questi forum hanno appreso di essere state chieste in moglie dallo stesso uomo. O ancora la sorpresa di scoprire di avere una “collega” moglie nel paese di origine del marito, eventualità questa che si verifica laddove il ragazzo viene costretto dalla famiglia a sposare una conterranea, mentre convola a nozze in Italia con l’ultima turista accalappiata su una spiaggia rovente bagnata dalle acque cristalline del Mar Rosso.

Molto interessanti i paragrafi dedicati a morale e sessualità, alla mancata verginità di molte donne europee, alla straripante gelosia di questi uomini che mescolano orgoglio e virilità nel condire il rapporto con le donne italiane ed europee in generale.

Il libro si chiude con un altro interrogativo “Sono storie che lasciano un amaro in bocca e la domanda è: ci sono storie a lieto fine?”. La risposta che dà l’autrice è positiva e riporta, come esempio, la storia di una donna felicemente sposata con un uomo originario del Marocco: una coppia affiatata, nella quale le differenze sono diventate elemento di aggregazione e non di divisione, dove sincerità e rispetto sono gli ingredienti della quotidiana felicità.

“Di coppie che funzionano ce ne sono molte, solo che rimangono fuori dai radar perché non fanno notizia come le storie irrequiete. (…)

Le coppie miste, interreligiose, multiculturali, esistono e sono il futuro – che non può essere fermato – di questo mondo globalizzato. Le persone continueranno a innamorarsi e sposarsi liberamente nonostante le differenze e le convenzioni sociali avverse, a dispetto di nazionalismi, razzismi e destre identitarie”.

È con questa ultima frase che ci piace chiudere questa recensione di un testo interessante e singolare fra le cui righe si può leggere il sogno di speranza in un futuro umano di multiculturalità.