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Hervé Gourdel: una decapitazione montata?

Agoravox (27/09/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Dopo che gli Stati Uniti ed il Regno Unito hanno avuto le loro “decapitazioni” avvenute in circostanze alquanto sospette, è la volta della Francia di farsi attaccare da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) attraverso un suo gruppo affiliato con la “decapitazione” di Hervé Gourdel. Ancora una volta, delle incoerenze vengono a immischiarsi in questo scenario spinto dall’insieme dei mass media.

Ricordiamoci che numerosi esperti hanno chiaramente indicato che il video della “decapitazione” di James Foley era falso. Ricordiamoci anche che, nel 2004, Benjamin Venderford, in seguito alle decapitazioni di Nick Clegg e di altri cittadini americani, aveva realizzato un video falso della decapitazione di un suo amico per mostrare quanto potesse essere facile abbindolare i media. Il video era poi stato ripreso dalla Associated Press qualche mese dopo, spacciandola per vera. Numerosi media occidentali e orientali come Al-Jazeera hanno poi ritrasmesso l’informazione.

Per giudicare la veridicità della tesi ufficiale, dobbiamo rispondere alle seguenti domande chiave:

  1. Chi è veramente Hervé Gourdel?
  2. Qual è il profilo dei vecchi ostaggi francesi?
  3. Chi è questo gruppo Jund al-Khalifa, finora sconosciuto?
  4. Dov’era Gourdel prima del rapimento?
  5. Chi ha trovato il video della decapitazione?
  6. I video sono credibili?
  7. Chi beneficia di tale crimine?

 

  1. Profilo di Hervé Gourdel

Hervé Gourdel viene dipinto come una guida di montagna, appassionato di fotografia, tanto che ama definirsi un “guida-fotografo”. Una persona del tutto normale, in fin dei conti. Una sua ricerca veloce su Google immagini e sul suo profilo Facebook svelano anche una sua inclinazione a fare foto a ragazze giovani e nude. Questo lato di Hervé Gourdel non è mai evidenziato dai giornalisti, benché sia abbastanza facile accedere a queste informazioni. Cos’altro ci nascondono su questa persona?

  1. Profilo dei vecchi ostaggi

Se esaminiamo gli ex ostaggi francesi, ci si rende presto conto che i “fotografi”, gli “umanitari”, i “presidenti di ONG” hanno una doppia faccia: quella di agenti della DGSE (la Direction générale de la sécurité extérieure, il servizio informazioni all’estero della Francia n.d.t.) o, per usare il linguaggio corrente, spie.

Al coordinatore nazionale dei servizi segreti della presidenza della Repubblica, Pierre Barjolet, è stato chiesto, dal deputato Guillaume Garot, quanti agenti segreti erano stati presi in ostaggio. La sua risposta è stata chiara: il numero di agenti in ostaggio all’inizio del 2010 erano 8 e c’erano 8 ostaggi francesi all’epoca in tutto il mondo. Tutti gli ostaggi, quindi, erano spie. La probabilità che Hervé Gourdel fosse un agente e che la sua professione di guida fosse una copertura è dunque assai elevata.

  1. Joud al-Khalifa

Un altro gruppo omonimo è attivo anche in Kazakistan e in Afghanistan, fatto che ha portato alcuni giornalisti a confonderli. Il termine significa “soldati del califfato”: l’ennesimo gruppo islamista. Il suo leader, Gouri Abdelmalek, è un ex capo dell’AQMI (Al-Qaeda nel Maghreb Islamico) ed è stato condannato a morte in contumacia diverse volte. A tutt’oggi, si sa poco delle sue capacità militari e sul numero di membri del gruppo.

Il 14 settembre scorso, hanno deciso di giurare fedeltà ad Al-Baghdadi, il califfo di Daish di cui si sente parlare molto più del demodé AQMI. Il tempismo non poteva essere migliore, poiché qualche giorno più tardi Hervé Gourdel è stato rapito. Qualche ora dopo il rapimento, Daish ha minacciato la Francia di uccidere “francesi in qualsiasi modo”. È la prima volta che un gruppo terrorista dà un ultimatum così immediato, un ultimatum di 24 ore. L’ostaggio è stato dichiarato decapitato dopo 48 ore. Un gruppo emergente dal nulla che voglia davvero negoziare darebbe termini così bervi? O la “decapitazione” era prevista sin dall’inizio, in ogni caso?

  1. Il percorso di Hervé Gourdel prima del rapimento

Ripercorriamo i passi di Hervé Gourdel, che aveva annunciato sulla sua pagina Facebook dove sarebbe stato e che addirittura aveva detto che poteva anche non tornare dopo un’escursione di una decina di giorni. Sapeva già qualcosa? Una volta arrivato in Algeria, lo scorso 20 settembre, avrebbe raggiunto almeno tre algerini. È stato il 21 settembre, secondo il Quay d’Orsay, che sarebbe stato rapito a Tizi Ouzou con i suoi colleghi algerini (immediatamente liberati). Sappiamo che la regione dove era prevista l’escursione aveva già visto 80 rapimenti dal 2005. Perché allora recarsi in una regione così notevolmente a rischio?

C’è da sottolineare il momento della suddetta decapitazione arriva giusto in tempo, qualche momento prima del discorso di Hollande all’ONU e in piena sessione generale del Consiglio di Sicurezza. È il discorso sulla “forza” utilizzata da Obama per combattere il messaggio di “sangue” dei terroristi, l’approvazione della Risoluzione 2178.

  1. Origine dei video

Tutti i video delle recenti decapitazioni (Foley, Sotloff, Haines, Gourdel) hanno un altro elemento in comune: sono stati sistematicamente scoperti dalla stessa associazione, il SITE (Search for International Terrorist Entities, un istituto americano di ricerca di nuclei terroristici, n.d.t.) che dispone di mezzi “molto avanzati” per trovare e diffondere online i video dei gruppi terroristi – ancor prima dei terroristi stessi – a quanto detto dalla stessa fondatrice, Rita Katz. Uno dei video di Bin Laden postati online da questa associazione era poi stato dichiarato falso.

  1. Credibilità dei video

Nel primo video, le cui incongruenze sono fastidiose, abbiamo:

  • Un ostaggio con le mani libere
  • Un ostaggio con la sua macchina fotografica al collo ed il suo zaino di fronte a lui, con tanto di proiettili che potrebbe usare contro i suoi aggressori
  • Una delle guardie che parla ha il braccio appoggiato al suo ginocchio, cosa che renderebbe all’ostaggio molto facile di prenderlo.
  • Una copertura colorata sul fondo per, sembra, nascondere ciò che c’è dietro
  • Una voce calma e limpida, come gli altri ostaggi

Nel secondo video, anch’esso stupefacente, si possono notare:

  • La voce calma e la concatenazione di parole chiare di Hervé Gourdel
  • Dei terroristi che gli mettono una benda intorno alla bocca per nessun motivo apparente
  • Un video tagliato al momento della decapitazione
  • Un coltello per la decapitazione molto corto
  • Nessuna traccia di sangue sugli abiti dei terroristi dopo la “decapitazione”
  • I lati del video sono sfocati verso la fine del video mentre all’inizio non lo sono

Perché tagliare sistematicamente il video al momento più traumatizzante se lo scopo è quello di terrorizzare la gente?

  1. Chi beneficia del crimine?

In tutti i casi, ciò che si può constatare è l’impatto sull’opinione pubblica: i francesi a favore di un attacco contro la Siria erano in minoranza all’inizio del mese di settembre, con il 64% contro. Oggi (fine settembre, n.d.t.) siamo al 53% a favore di attacchi contro Daish in Iraq e con il ministro della Difesa Le Drian che ci parla di fare la stessa cosa in Siria per, evidentemente, combattere lo Stato Islamico.

Abbiamo fatto lo stesso errore in Libia dove, dopo una forte propaganda mediatica, siamo passati dal 63% di opinioni contrarie a un intervento (all’inizio di marzo 2011) a un 66% a fine marzo, fino a un 51% tre mesi dopo.

Molti elementi ci portano a rimettere in dubbio la tesi ufficiale che cade a proposito per giustificare una nuova guerra nell’ennesimo Paese e che causerà molte vittime. Non ricadiamo di nuovo nella trappola dell’intervento illegale.

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Roberta Papaleo

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