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Il hajj: il grande pellegrinaggio dell’Islam

Il rischio di diffusione del virus dell’Ebola e la guerra contro il gruppo islamista Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) hanno appesantito l’aria di La Mecca. La città sta vivendo questi giorni l’evento più importante per l’Islam, il hajj (pellegrinaggio).

Il mondo moderno, però, bussa alle porte della città santa e irrompe nel clima di spiritualità e misticismo che la circonda in queste settimane. Circa 98mila pellegrini sono stati fermati all’entrata del Regno per questione di sicurezza e 7200 musulmani provenienti da Sierra Leone, Guinea e Liberia è stato negato il rischio per prevenire la diffusione del virus dell’Ebola.

Nonostante le ingenti misure di sicurezza, proseguono le celebrazioni di questo rito religioso. Ma che cos’è il hajj? come si compie? e com’è cambiato nell’arco dei secoli?

Il hajj o “grande pellegrinaggio”Hajj_2010_-_1431H_-_Flickr_-_Al_Jazeera_English_(3)

Il hajj o “grande pellegrinaggio” è uno dei cinque pilastri dell’Islam, assieme alla preghiera (salat), all’elemosina (zagat), al digiuno durante il mese di Ramadan e alla professione di fede (shahada). A seconda delle sue possibilità economiche il credente musulmano deve compiere il pellegrinaggio verso la Mecca almeno una volta nella sua vita.

Il hajj è un’istituzione che risale al periodo dell’epoca preislamica e vede il suo luogo simbolo nel La Mecca, città in cui è situata la Ka’aba una costruzione antichissima che prima dell’avvento dell’Islam veniva venerata come luogo di culto di Hubal, “il Signore della Ka’aba”.

L’edificio, che si trova all’interno della Moschea al-Haram, secondo i musulmani fu costruito per proteggere la Pietra Nera: i resti della Casa Antica che Allah fece calare dal Paradiso e che andò distrutta durante il Diluvio Universale. Essa fu messa in salvo dal profeta Noè e poi riportata alla luce dal profeta Abramo e da suo figlio Ismail circa 4mila anni fa.

Antichi manoscritti e illustrazioni mostrano la figura di un giovane Muhammad che posiziona personalmente la Pietra Nera all’interno della Ka’aba durante uno dei restauri che, nell’arco della storia, hanno interessato l’edificio.

Il Corano menziona il hajj nella Sura del pellegrino e in altri punti del libro sacro in cui viene descritta come una prescrizione divina compiuta per la prima volta dal profeta Abramo e poi da Muhammad. Fu proprio quest’ultimo a fissarne i riti durante quello che viene chiamato “il pellegrinaggio dell’addio”, compiuto da Muhammad poco tempo prima della sua morte.


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Il rituale

Il pellegrinaggio, compiuto tra il settimo e il dodicesimo giorno del mese lunare di Dhu al-Hijja, è cadenzato da una rigida scaletta di riti che il fedele deve portare a termine. La liturgia che ormai da migliaia di anni regola il viaggio dei fedeli si divide in diversi momenti e obblighi che il pellegrino deve compiere prima di affrontare il hajj e durante il suo percorso.

Stato di IhramHajj1

Il primo passo da compiere per poter intraprendere il pellegrinaggio è entrare nello stato di Ihram, lo stato di consacrazione del pellegrino. Per entrare in tale stato il fedele deve per prima cosa recitare la Talbiya, l’intenzione di svolgere il pellegrinaggio

“Eccomi a Te mio Signore! Eccomi a Te, Tu non hai associati, eccomi a Te. Certo Tua è la Lode, tuoi la Grazie e il Regno , non hai associati.”

Il secondo passo è quello di aderire a un determinato codice di abbigliamento e di costume che mira a simboleggiare la modestia e la purezza spirituale del pellegrino. Per gli uomini i dettami prescrivono l’utilizzo di un abito (anch’esso chiamato Ihram) formato da due uniche parti d tessuto non cucite, l’una per coprire la vita e l’altra per la parte superiore del corpo, lasciando scoperto il braccio destro. Le donne possono compiere il pellegrinaggio con gli abiti della vita quotidiana purché essi siano puliti e modesti.

Sia uomini che donne sono tenuti a adeguarsi a norme di comportamento precise che non contemplano atti che testimonino poca modestia o purezza. Sono per questo proibiti l’uso di profumi e trucchi e atti come fumare, imprecare, radersi e compiere atti sessuali.

Tawaf, sa’y e partenza per Mina

Arrivati al La Mecca i pellegrini compiono il tawaf, i sette giri in senso anti orario che i fedeli compiono intorno alla Ka’ba all’inizio e alla fine del pellegrinaggio.

Una volta terminato il tawaf i pellegrini intraprendono la “corsa”, sa’y, nel sentiero che collega le colline di Safa e Marwah. Anche questa parte del rituale deve essere compiuta sette volte: essa commemora il viaggio fatto dalla moglie del profeta Abramo spintasi fino alla collina di Marwah alla ricerca di acqua per il suo neonato.

Solo alla fine del settimo viaggio i pellegrini potranno incamminassi verso la città di Mina, a 6 chilometri e mezzo dal La Mecca, qui essi trascorreranno la notte. Gli spostamenti oggi si compiono in macchina o in camion, in passato invece venivano effettuati a piedi o su cavalcature.

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Il wuquf, Muzdalifah e la valle di Mina

Dopo la preghiera dell’alba a Mina i pellegrini iniziano il loro viaggio verso i piani del deserto di Arafat. Per molti questo rappresenta il giorno più importante del pellegrinaggio: è il wuquf, il momento di raccoglimento dei fedeli che si riuniscono in preghiera in prossimità del monte Arafat.

Alla sera, terminata la preghiera, i pellegrini riprendono il loro cammino ritornando verso La Mecca. Prima di giungere alla città santa i fedeli si fermano a Muzdalifah, luogo ideale per la raccolta dei 7 ciottoli che saranno in seguito lanciati contro i 3 obelischi eretti nella valle di Mina, simboli del Demone (Shaytan).4135889356_bb12cd48b1_z

Aid al-Adha, la festa del sacrificio

Giunti al quarto giorno di pellegrinaggio i fedeli celebrano la festa del sacrificio, l’Aid al-Adha. Per l’occasione un animale viene immolato in commemorazione della volontà del profeta di sacrificare il figlio Ismail su comando di Dio. Una parte della carne viene consumata tra i pellegrini, e un’altra viene donata ai poveri.

Dopo essersi tagliati i capelli (anche solamente una ciocca) i fedeli possono spogliarsi dell’ihram e dirigersi verso La Mecca dove compieranno per la seconda volta il tawaf. Alla fine di questo rito i pellegrini ritornati a Mina passeranno 3 giorni a riposare e a lapidare i simboli del Demone, per poi far ritorno a La Mecca e compiere l’ultimo tawaf, il “tawaf dell’addio” che segna la fine del hajj.


L’economia del hajj

Sono circa 2 milioni i musulmani provenienti da tutte le nazioni del mondo che ogni anno compiono il pellegrinaggio annuale alla Mecca. Negli scorsi si aggiravano intorno a 62 miliardi di riyal (16,5 miliardi di dollari) i ricavi connessi a questa istituzione religiosa, pari al 3% del PIL nazionale dell’Arabia Saudita.

I settori che maggiormente beneficiano dell’appuntamento annuale sono i ristoranti, gli alberghi e i negozi di souvenir. Sono questi, infatti, i luoghi in cui i fedeli spendono la maggior parte dei loro soldi durante i 10 giorni di pellegrinaggio, arrivando a una spesa media totale che va dai 2mila ai 4mila dollari.

Nonostante ciò “i prodotti sauditi continuano a essere insufficienti ”, secondo Yasser al-Khawli, esperto economico e investitore, “mancano i canali di marketing e di sponsorizzazione che garantiscano” un buon mercato.

Le conseguenze dell’alta affluenza di fedeli e dell’incremento degli affari si rispecchiano sulla città della Mecca. Negli ultimi anni la città santa dell’Islam sta infatti vivendo un’enorme trasformazione urbana: antichi quartieri sono stati abbattuti per lasciar spazio a altissimi edifici, tra cui il terzo grattacielo più alto del mondo che si erge proprio in prossimità della Grande Moschea. Dopo aver adempiuto ai loro obblighi religiosi i pellegrini potranno godersi i lussi della nuova città: hotel a 5 stelle, centri commerciali e negozi di catene internazionali come Starbucks.


Silvia Di Cesare

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