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Gli accordi tra i vicini della Libia: una replica dei risultati di Berlino

Di Othman Lahyani  al-Araby al-Jadid (24/01/2020)       Traduzione e sintesi di Pietro Menghini

Il vertice algerino di giovedì scorso, tenta di ridare un ruolo politico all’organizzazione regionale tra gli Stati vicini alla Libia. La riunione mira ad unificare le posizioni sulle possibili risoluzioni della crisi e riporta l’attenzione dei paesi vicini alla Libia sulle conseguenze politiche e securitarie della crisi libica.

La riunione degli Stati adiacenti la Libia, si è conclusa con degli accordi condivisi riguardo la conferma del cessate il fuoco tra le milizie del generale Haftar e le forze del governo d’intesa nazionale. Vengono confermati inoltre, l’embargo generale sull’importazione di armi, il rifiuto di qualunque interferenza straniera e la condanna della presenza delle forze straniere, viste come l’origine della crisi e la causa del suo perpetuarsi. Si invita inoltre, alla ripresa del processo di risoluzione politico e del dialogo tra tutte le forze libiche. Il ministro degli Esteri algerino Sabri Boukadoum, ha dichiarato come i suoi omologhi dei vari paesi concordino “sulla necessità di rispettare l’integrità e la sovranità della Libia e di interrompere il flusso di armi”. Le risoluzioni su cui i paesi confinanti si sono accordati, sono state raggiunte su invito delle Nazioni Unite e dei membri permanenti del consiglio di sicurezza.

Le decisioni prese sembrano però una replica dei risultati dell’ultima conferenza di Berlino e appaiono meno chiari i meccanismi che dovrebbero portare alla loro applicazione. L’Algeria ha però colto l’opportunità di questo vertice per riportare il dibattito sulla crisi libica verso la sua dimensione regionale, proponendo un impegno dei Paesi confinanti nella stabilizzazione della tregua. La Tunisia, il Mali, il Ciad, il Niger e il Sudan, che non hanno partecipato alla conferenza di Berlino, hanno avuto un’opportunità per presentare le loro risoluzioni, anche davanti al ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, intervenuto per riferire sui risultati del vertice a Berlino.

Il ministro degli Esteri maliano, Tiebilé Dramé, ha proposto, ai paesi che hanno partecipato al vertice, degli incontri sulla situazione in Libia da tenersi ogni sei mesi. Ha messo inoltre in evidenza come il Mali avverta fortemente il problema dei mercenari nella crisi libica, mentre il ministro degli Esteri del Chad, Sharif Zin, ha evidenziato l’aumento dei gruppi terroristici nella regione a causa della crisi in Libia. Il facente funzione ministro degli Esteri tunisino, Sabri Bash Tabaji, ribadisce la posizione del suo paese riguardo il rifiuto di ogni influenza straniera in Libia, mentre il rappresentante del ministro degli Esteri sudanese, al-Sadiq Abd al-Aziz, ha espresso il suo sostegno al vertice algerino e al suo ruolo nella stabilizzazione della tregua.

Othamn Layhani è un giornalista algerino, corrispondente per al-Araby al-Jadid dall’Algeria.

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Redazione

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