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Gaza: attacco ai siti israeliani

Di Hana Salah. Al-Monitor (20/02/2014). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Hackerare i siti israeliani dalla Striscia di Gaza è un nuovo fronte di guerra in cui i soldati sono addestrati all’arte della pirateria informatica sia individualmente che collettivamente, da autodidatta o attraverso corsi ad hoc. Si preparano a combattere la prossima battaglia globale, uniti nel mondo virtuale con altri hacker per inviare un messaggio: il blocco su Gaza deve finire.

Lo scontro elettronico tra gli hacker palestinesi e Israele è in crescita, specie dopo il successo della più grande operazione di pirateria informatica lanciata il 7 aprile 2013 col nome “OpIsrael” e l’intento di “cancellare Israele dalla rete internet”. “Spider Seeker”, “Site Killer”, “Dark Coder”, “The Shadow of the Ghost” e, il leader, “Prince” sono i cinque membri del gruppo “Pal Anonymous”. Hanno tutti un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, il viso nascosto da una sciarpa palestinese piuttosto che dalla nota maschera di Anonymous, introvabile nei negozi di Gaza.

Gli hacker hanno detto di aver lanciato l’operazione “OpIsrael” per infiltrarsi in diversi siti israeliani, tra questi quello del partito Kadima, della Borsa, della Banca di Gerusalemme e del Commercio israeliano, quest’ultimo riprogrammato proprio per essere protetto da episodi di pirateria informatica. “Prince” ha detto ormai vige uno stato di guerra informatica: ogni giorno vengono hackerati siti israeliani e ci si prepara per il prossimo attacco simultaneo.

Grazie a queste operazioni il gruppo ha acquistato molti servizi online, benché il loro scopo non è materiale, ma quello di proteggere i membri del gruppo che, altrimenti, potrebbero essere tracciati. Si corrono, infatti, molti rischi. Uno di questi, spiega “Prince”, è essere individuati dall’intelligence israeliana e cadere in trappola: la penetrazione dei siti viene facilitata per localizzare gli hacker. Il rischio più grande, però, secondo il leader del gruppo è essere arrestati dal governo Hamas, come è accaduto ad altri hacker. Tuttavia, il portavoce del ministro dell’Interno, Islam Shahwan, ha detto che nessun hacker è stato arrestato, a maggior ragione quelli che si sono infiltrati nei siti israeliani, dato che il governo di Gaza appoggia questo tipo di azioni.

Secondo Ashraf Yazouri, specialista in tecnologia dell’informazione e della comunicazione, il desiderio di apprendere le basi della pirateria informatica è aumentato significativamente nel 2006. Il blocco su Gaza non ha impedito lo sviluppo delle capacità degli hacker, che Yazouri divide in morali e immorali, facendo rientrare nella seconda categoria coloro che entrano nei siti israeliani. Ahmad Boustan, specializzato in pirateria morale, al contrario, considera questa violazione un metodo legittimo per difendere e attaccare.

Il basso tenore di vita per i giovani di Gaza, quelli che più desiderano diventare hacker, fa cadere nella palude di lavorare per Israele, che controlla i pirati del web e sta cercando di accedere alle loro informazioni per adescarli o minacciarli. Nel frattempo, “Prince” e il suo gruppo continuano a preparare il prossimo grande attacco ai siti web israeliani.

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Ilaria Antoniello

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