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Egitto: a due anni dalla rivoluzione persiste la brutalità della polizia

urlAhram (05/02/2013). Traduzione di Luca Pavone

Dopo la recente morte del giovane attivista Mohamad El Gendy, numerose organizzazioni per i diritti umani egiziane denunciano la persistente brutalità delle forze dell’ordine egiziane contro i manifestanti.

Dall’inizio delle proteste esplose lo scorso 25 gennaio (in occasione dell’anniversario della rivoluzione) si contano almeno 225 arresti avvenuti nei pressi di Tahrir Square, teatro di scontri tra polizia ed oppositori delle politiche di Morsi e del partito al potere. Tra i fermati ci sarebbero anche dei minori (almeno 12).

Il movimento rivoluzionario 6 Aprile denuncia la scomparsa di uno dei suoi membri, accusando il ministero degli Interni di nascondere la verità, dal momento che Hossam El Din Abdel Hamid si troverebbe nelle mani delle forze dell’ordine in attesa di provvedimenti legali.

Maled Adly, avvocato per i diritti umani svela ulteriori particolari inquietanti: molti dei detenuti sarebbero stati portati in luoghi non idonei alla detenzione, si tratterebbe infatti di campi d’addestramento (come quelli di Tora, a sud del Cairo), dove le strutture sarebbero insufficienti nel fornire la dovuta assistenza ai detenuti.

L’attivista egiziano Hossam Baghat ha scritto sul proprio account twitter: “El Gendy non è il primo giovane a morire per mano della polizia di Morsi, dal suo insediamento sono almeno 10 i detenuti morti sotto la custodia della polizia e 11 quelli che hanno denunciato torture”.

La sistematica violenza della polizia fu uno dei motivi principali che spinsero il popolo egiziano all’esasperazione, e di conseguenza alle proteste del 2011.

Il governo e la presidenza si sono limitati fino ad ora ha brevi comunicati nei quali si esprime il cordoglio per le vittime e si promettono indagini accurate, ribadendo che i crimini del regime Mubarak appartengono al passato.


Luca Pavone

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