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Cosa succede sul fronte curdo?

territorio curdo
Un’analisi sulla recente formazione di un Esercito del Kurdistan Siriano

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (28/01/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

In un recente articolo pubblicato sul portale panarabo Al-Quds al-Arabi si fa menzione delle nuove disposizioni nelle aree del Kurdistan iracheno, che vede la formazione di un esercito del Kurdistan siriano, di cui fanno parte 5.000 combattenti, sostenuti dalla Coalizione internazionale che vede al timone gli Stati Uniti d’America. La nuova formazione ha come obiettivo l’accesso nelle aree in cui risiedono i curdi siriani controllate dalle Unità di Difesa Popolare – l’ala militare del Partito dell’Unione Democratica, che a sua volta rappresenta il braccio del Partito dei Lavoratori del Kurdistan turco – al fine di garantire loro protezione e combattere contro le associazioni terroristiche, prime fra tutte Daesh (ISIS).

L’annuncio ha però ricevuto una condanna da parte del partito dell’Unione Democratica considerandola una mossa pericolosa in quanto potrebbe incitare ad un combattimento tra curdi. Secondo Kawa Azizi – membro del Comitato Centrale del Partito Democratico del Kurdistan – si è trattata di una mossa politica-militare su richiesta del Consiglio Nazionale curdo, che comprende i partiti curdi vicini all’opposizione siriana ed emarginati dal regime siriano durante la sua operazione di sgombero nei siti delle zone curde da loro occupati consegnandole all’Unione Democratica. Inoltre, tale mossa si considera come conseguenza delle provocazioni militari condotte dalle milizie sciite delle “Forze di Mobilitazione Popolare” (che a loro volta godono del sostegno iraniano) contro le forze peshmerga.

Il nuovo esercito ha mostrato un nuovo sforzo americano a cui bisogna prestare attenzione, in quanto potrebbe essere, da un lato, una risposta dei leader militari americani alle continue lamentele turche circa la concessione di Washington di legittimità e sostegno al regime del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che Ankara considera un’associazione terroristica. Dall’altro lato, potrebbe invece indicare che i leader americani (siano essi militari o politici) sono ancora impegnati nella realizzazione di un’entità curda all’interno della Siria. Concedere autonomia ai curdi porterebbe all’allontanamento del regime siriano dai territori dove essi risiedono e spingerebbe l’America e la Russia a trovare una soluzione alla questione curda come parte di una soluzione generale alla questione siriana nel suo complesso.

Allo stesso tempo, la disintegrazione da parte di Daesh dei confini Sykes-Picot ha aperto la porta ai precedenti tabù politici e degli stessi confini non sono più convinti neanche le forze internazionali. Ed ecco che un partito curdo-turco domina il futuro dei curdi in Siria e un partito curdo-iracheno vuole difendere la Siria, portando i due fronti a confrontarsi sul destino dei curdi stessi al di fuori dei confini siriani.

Importante sottolineare che i curdi sono stati vittime di una grave ingiustizia storica e avvertono ora il bisogno di formare uno Stato che attesti la propria identità in una regione esposta al collasso, distruzione e ristrutturazione. In tutto ciò, la complessità dei giochi internazionali mette a confronto le vittime con ulteriori vittime, e vede la rivoluzione siriana, i turchi, gli iracheni e i curdi perdenti.

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