Algeria Zoom

Come sta vivendo il movimento algerino il mese di Ramadan?

Di Nasser Gabi. Al-Quds (05/05/2019). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini

Quest’anno il Ramadan sarà piuttosto diverso e insolito per gli algerini: il movimento popolare, iniziato circa tre mesi fa per chiedere una rottura con il sistema politico corrotto, continua la sua attività in occasione delle lunghe notti del Ramadan, che saranno trasformate in un’opportunità di incontro, dialogo e consultazione. Gli algerini vogliono rendere il movimento un vero e proprio successo durante il mese del digiuno, ritornando ai valori di solidarietà che hanno perso negli ultimi anni, aumentando la loro azione collettiva e la presenza nelle strade e nelle piazze pubbliche, a conferma del loro impegno per le richieste prefissate il 22 febbraio, e di cui solo una minima parte sono state ascoltate. Queste trenta lunghe notti del Ramadan saranno un passo importante per confermare la volontà degli algerini di ricostruire il loro sistema politico e dire addio a questo regime corrotto, che è diventato una minaccia per il loro stato nazionale e le sue istituzioni centrali. Un ruolo importante lo svolgerà soprattutto l’Esercito Nazionale Popolare il quale, si spera, tenga il passo con il movimento, beneficiando del processo di transizione per dedicare il proprio ruolo costituzionale alla protezione del paese. E’ tempo di smettere di rimuginare sulle esperienze arabe fallite, che alcuni vogliono imporre come un inevitabile fatto compiuto in questa regione, che sta vivendo le ripercussioni del “trauma post-collettivo” generato dalla situazione egiziana e dalle sue sorelle arabe. La fiducia è ancora presente nei rapporti del movimento con l’establishment militare, nonostante alcuni segni di incomprensione con il Capo di Stato Maggiore, Gaid Salah. Al momento i provvedimenti presi dall’esercito sembrano non convincere il movimento: l’istituzione militare si trova infatti a dover gestire un delicato compromesso tra le esigenze del popolo e l’apparato di potere, funzionale a non creare dei vuoti da parte dell’autorita’ competente e a far progredire in modo graduale il processo di transizione. La classe politica si sta dunque muovendo verso l’assolvimento dei suoi compiti costituzionali, ed auspica di entrare in una fase transitoria che inizierà nominando un capo di stato provvisorio in accordo con le parti.


Redazione

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