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Come onorare i diritti umani in Tunisia?

Di Farhat Othman. Al Huffington Post Maghreb (10/12/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Come tutti i Paesi del mondo, anche la Tunisia celebra oggi, 10 dicembre, la giornata mondiale dei diritti dell’uomo. Tuttavia, invece di farlo in tutta franchezza, ci si crogiola nell’ipocrisia e nella simulazione.

In effetti, come celebrare in modo onesto i diritti umani, quando la nostra legislazione è la spudorata negazione di questi diritti? È necessario ricordare che si tratta della stessa modalità usata dal vecchio regime per consolidare la sua onesta dittatura? Se si vogliono davvero celebrare i diritti umani, bisogna azzardare un discorso veritiero!

Per esempio, si potrebbe annunciare ufficialmente, senza ulteriori ritardi o indugi, l’impegno del futuro governo in delle riforme simboliche, che abbiano un impatto sull’immaginario popolare e che distruggano gli ostacoli che impediscono un salto qualitativo verso la democrazia.

La prima di queste verità, la più urgente vista la guerra della Tunisia contro il terrorismo, sarebbe quella di trovare la causa di quella criminalità, spogliandola della sua falsa aura religiosa, che viene chiamata jihad. La verità e il coraggio, oggi, impongono di non esitare più nel sostenere il più possibile che non esiste nessun jihad legittimo nell’islam.

Se non viene condannato il ricorso alla violenza come una pura deviazione verso la criminalità, non si fa che incoraggiare la contestazione della legalità e della legittimità dello Stato, che detiene il monopolio della forza in un regime di diritto e in una società di libertà e di diritti. Ovviamente, bisogna che la legislazione di questo Stato sia giusta, in conformità con le aspettative del popolo! Di qui tutte le misure che la Tunisia dovrebbe adottare in conformità con la Costituzione e con gli standard umanitari internazionali.

È noto a chiunque, soprattutto ai politici, che la legislazione in vigore, con in testa un Codice penale che risale al protettorato, è contraria ai diritti e alle libertà ormai consacrate dalla Costituzione. Quindi, ciò annulla tutte le leggi successive, dal momento che il Codice contiene le norme giuridiche più alte del diritto interno. Di conseguenza, e logicamente, queste leggi non possono essere applicate dai giudici. E si tratta di leggi che riguardano da vicino le libertà private, come quelle sul consumo e il commercio di alcolici, l’uso di cannabis e l’omofobia.

Va ricordato che alcuni progetti di legge sono stati già proposti dalla società civile. Ciò che è sorprendente non sono tanto le autorità reticenti, sconnesse dalla realtà, ma le associazioni di categoria non lottano a sufficienza contro l’inerzia del governo.

L’ideale sarebbe presentare le loro proposte in questa giornata del 10 dicembre, per celebrare in modo etico e sincero i diritti dell’uomo e allo stesso tempo per suscitare il dibattito, cosa sicuramente salutare per la causa dei diritti umani in Tunisia.

Farhat Othman è un avvocato, politologo, sociologo ed ex diplomatico tunisino.

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Roberta Papaleo

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