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Carthago miranda est

libertà di scelta donne
Dal blog In poche parole di Zouhir Louassini

di Zouhir Louassini. L’Osservatore Romano settimanale (21/09/2017).

Finalmente le donne musulmane tunisine potranno sposarsi nel loro paese con i non musulmani. Dal mondo arabo, da dove provengono quasi solo notizie frustranti, giunge una novità che ci restituisce la fiducia in una rivoluzione che sembrava traballare, tra oscurantisti e nostalgici. Ma bisogna ammetterlo: se, nel XXI secolo, una notizia del genere è motivo di gioia significa che c’è ancora tanta strada da percorrere, prima di cantare vittoria. Nella realtà islamica, infatti, un uomo può sposarsi con chi gli pare, una donna no.

La costituzione tunisina stabilisce l’uguaglianza tra uomini e donne. Eppure una circolare ministeriale, risalente al 1973, ha finora vietato alle donne di sposarsi con non musulmani. Era palese la contraddizione con la carta e ovvia la violazione del diritto fondamentale di ogni essere umano a scegliere il proprio coniuge. Ed è stato proprio questo argomento che ha permesso ad alcune organizzazioni della società civile di lanciare una campagna di protesta che è giunta fino alla presentazione di una denuncia al tribunale amministrativo per risolvere il problema giuridico chiedendo l’annullamento della circolare contestata.

In Tunisia, dunque, non accadrà più che una donna che voglia sposarsi con un non musulmano debba fornire un certificato di conversione all’islam del futuro consorte. Un rito di carattere meramente burocratico, peraltro diffuso in quasi tutti i paesi di tradizione islamica. È il risultato di una concezione patriarcale del mondo che entra spesso in contrapposizione persino con il testo coranico: nel libro sacro dei musulmani non c’è infatti alcun accenno alle scelte matrimoniali delle donne.

La “rivoluzione” tunisina non si ferma qui. Il capo dello stato ha avviato anche un dibattito sul delicato problema delle disparità di genere nel diritto ereditario. Nella sharia, in molti casi, gli eredi maschi ricevono il doppio rispetto alle donne. In un discorso per la festa della donna, celebrata in Tunisia il 13 agosto, il presidente Essebsi ha affermato che il suo paese è in movimento verso l’uguaglianza «in tutti i campi».

E poco prima, in luglio, il parlamento di Tunisi ha abrogato una legge che permetteva a uno stupratore di cavarsela se avesse sposato la sua vittima. Un provvedimento che va ad aggiungersi all’approvazione, nello stesso mese, di una legge contro la violenza e i maltrattamenti sulle donne. Tutto accade, si badi bene, in un paese dove la poligamia non è consentita dal 1956.

La Tunisia ha capito da anni che non ci potrà mai essere un vero cambiamento senza il coinvolgimento delle donne. In questo campo nessuno può mettere in dubbio l’avanguardismo della sua élite politica. Ovvio che non manchino voci critiche, soprattutto in seno all’islam politico e a quello salafita; ma il dibattito è, tutto sommato, civile. La Tunisia può così vantare l’efficacia del suo processo democratico.

L’evoluzione civile di un paese non si può giudicare certo in tempi brevi. Ma tutto lascia pensare che la Tunisia sia davvero avviata sulla strada giusta. L’apertura del dibattito sui diritti delle donne, che sono comunque più rispettate rispetto a quanto accade in altri paesi arabi (e in tanti altri nel mondo), mostra la volontà di affrontare i nodi principali che ancora tengono legata la società ai residui medievali che la divorano.

Parafrasando una frase celebre, si potrebbe dire che Carthago miranda est perché sono davvero belle le notizie provenienti dalla Tunisia. Bisogna raccontarle, metterle in risalto: sulla sponda del Mediterraneo c’è un paese che sta portando avanti, passo dopo passo, la sua rivoluzione. La sua classe politica tunisina (governo e opposizione) ha capito bene che le vie della modernità, al contrario di quelle del Signore, non sono infinite; e passano senza dubbio attraverso il reale sviluppo della condizione della donna, una vera uguaglianza tra i suoi cittadini e, punto cruciale, attraverso la separazione tra moschea e stato. Una sfida che i tunisini stanno portando avanti con coraggio.


Zouhir Louassini

Zouhir Louassini. Giornalista Rai e editorialista L'Osservatore Romano. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani arabi tra cui al-Hayat, Lakome e al-Alam. Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar). Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah ("En brazos de Condoleezza pero sin bajas"), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo.

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