Siria Zoom

“Basita” e l’ironia sulla condizione siriana

Di Malath al-Zaabi. Al-Hayat (19/05/2014) Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

Suhaib Al-Zeben, trentaduenne giordano nato e cresciuto in Siria che ha abbandonato il Paese dopo lo scoppio delle proteste anti-Assad. Thaer Wali, damasceno che vive attualmente ad Amman. Wala’ Kharmanda, 24 anni, originaria di Aleppo, cresciuta a Damasco e residente ora nella capitale giordana.

Sono i tre giovani del team di “Basita”, il programma di satira politica sulla Siria trasmesso su YouTube, che finora ha mandato in onda cinque episodi. Suhaib, dopo aver guadagnato popolarità su Facebook con i suoi continui commenti ironici e sarcastici, ha deciso di convertire quei contenuti in materiale audiovisivo. Così, ha trasformato il suo ufficio di architetto in uno studio di programmazione occupandosi da solo di tutte le fasi di realizzazione: dalla scrittura dei testi, al controllo delle luci e del suono, fino alle riprese e al montaggio.

Il presentatore, Thaer Wali, è approdato a “Basita” grazie al caso: racconta di aver realizzato un breve video di critica ad alcuni professionisti dell’informazione, che gli è valso le lodi di molti amici, sia reali che virtuali, anche esperti del settore, che lo hanno incoraggiato a proseguire il suo percorso in questo campo. Proprio mentre si preparava al lancio del programma, Suhaib ha visualizzato il video di Thaer, che lo ha colpito per la spigliatezza e la spontaneità di fronte alla telecamera. Così è iniziata la collaborazione tra i due, ai quali, in un secondo momento, si è unita anche Wala’, che si è dedicata alla preparazione di parti dedicate alla questione della donna, attingendo alla sua esperienza di fondatrice di una rivista femminile, che ora ha interrotto le pubblicazioni per mancanza di fondi.

L’obiettivo di “Basita” è quello di diffondere un’informazione satirica attualmente “assente dalle istituzioni mediatiche della rivoluzione”, e incoraggiare “l’espressione delle proprie idee come conquista della rivoluzione e garanzia della legittimità della libertà di opinione, anche attraverso battute sarcastiche e un’analisi ironica della situazione politica”.

Benché l’assenza di fondi abbia a volte costretto “Basita” a interrompere la programmazione, Suhaib rifiuta finanziamenti provenienti da istituzioni legate a qualsiasi corrente politica perché ciò comprometterebbe l’indipendenza del programma e lo trasformerebbe in una piattaforma per alimentare “diffamazioni e scandali”.

Wala’ teme il ripetersi dell’esperienza della sua rivista perché, afferma, “la condizione di rifugiati nella quale viviamo non ci consente di dare spazio al lavoro volontario; dobbiamo poterci assicurare i bisogni primari con un lavoro retribuito”. E mette in guardia da un altro ostacolo al quale “Basita” potrebbe andare incontro e che riguarda “il contenuto del programma: il sarcasmo è un’arma a doppio taglio e il confine tra ironia e volgarità è molto sottile”.

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Roberta Papaleo

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