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Analista americano: “Obama non starà con Riyad contro l’Iran”

Di Sarah al-Shamali. Elaph (14/05/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Mentre si accende il dibattito sulle sorti delle relazioni tra Stati Uniti e Golfo dopo il vertice di Camp David, l’analista americano Aaron David Miller, vice presidente del centro di politica internazionale Woodrow Wilson, ha dichiarato in un’intervista alla CNN che “gli Stati Uniti non saranno in grado di assicurare quanto promettono ai sauditi, preoccupati dello sviluppo iraniano nella regione, soprattutto dal momento che Washington sta cercando di raggiungere un accordo con Teheran sul nucleare”.

Quanto alla lettura dell’assenza del re saudita Salman bin Abdel-Aziz dal vertice, considerato come un rimprovero nei confronti di Obama, Miller ha detto: “Dobbiamo abbandonare questa narrativa, in quanto le relazioni tra Stati Uniti e Arabia Saudita vanno ben oltre problemi simili”, soprattutto se si considera che dei sei Paesi, solo due hanno inviato i loro leader come rappresentante [Kuwait e Qatar, ndr], sottolinea l’analista. Miller pensa che, nonostante l’accaduto, “il problema non è legato a una crisi tra i due Paesi: l’Arabia Saudita si basa molto sugli Stati Uniti e i loro rapporti valgono miliardi di dollari, per non parlare del fatto che ci sono 35 mila soldati americani nel Golfo. La sicurezza dell’Arabia Saudita dipende ancora molto dalle garanzie americane”.

Miller ha sottolineato che i sauditi sono preoccupati da quello che considerano come un “asse persiano”, temendo che “gli sforzi dell’amministrazione Obama di raggiungere un accordo con Teheran spianeranno la strada all’Iran per ottenere miliardi di dollari con la revoca delle sanzioni e che ciò permetterà l’Iran di espandere le sue attività di finanziamento in Iraq, Libano e Yemen”.

Miller ha aggiunto: “Credo che l’asse principale della politica di Obama la momento è quello di essere sullo stesso piano della politica di Teheran, dato che nell’ultimo anno e mezzo ha cercato di evitare uno scontro diretto con l’Iran per riuscire a raggiungere un accordo sul programma nucleare. Tuttavia, un tale accordo permetterebbe a Teheran di mettere le mani su fondi finora congelati e se prendiamo in considerazione le ambizioni regionali iraniane in Yemen, Siria e Iraq saremo effettivamente di fronte a un bel problema. In realtà, i sauditi sono preoccupati da quanto sta accadendo e considerano ingenue le azioni dell’amministrazione statunitense con l’Iran”.

Tuttavia, gli Stati Uniti possono migliorare le loro relazioni con l’Arabia Saudita: “La cosa più importante è che Washington adotti delle misure che contrastino la crescente influenza iraniana nella regione, sopratutto in Siria. L’amministrazione statunitense è in grado di trovare un modo per far vedere la sua insistenza nel fermare l’avanzata iraniana e rassicurare i sauditi mostrandogli che la sua politica non è incentrata sull’Iran”, ha detto Miller. Certo, aggiunge l’analista, il fatto che le nazioni del gruppo 5+1 stia cercando di raggiungere un accordo sul nucleare con Teheran non rende le cose facili.

In conclusione, Miller ha escluso che le differenze di opinione sull’Iran tra Stati Uniti e Arabia Saudita usciranno allo scoperto, com’è successo invece con Israele: “Le differenze non salteranno fuori, ci saranno solo tanti sorrisi e strette di mano. Il problema è che, nella sua politica in Medio Oriente, l’amministrazione americana ha fatto intendere che la stabilità in Yemen, Siria e Iraq non si basa sulla cooperazione tra USA e Russia, ma su quella tra USA e Iran e ciò spaventa tanto i sauditi quanto gli israeliani”.

Sarah al-Shamali è un’opinionista per il quotidiano online Elaph.

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Roberta Papaleo

1 Commento

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  • L’Arabia Saudita se non guarda entro se stessa e’ condannata all’IMPLOSIONE. Qualcosa FORSE di nuovo sta succedendo nel regno wahabita, sono stati cambiati i VERTICI al comando, ma non basta, occorre modernizzare la SOCIETA WAHABITA, occorre far crescere la DEMOCRAZIA nel POPOLO, il POPOLO DEMOCRATICAMENTE deve contare di PIU’, da queste regole su questa terra globale NON SI SCAPPA, prima o poi ci dobbiamo fare i conti TUTTI, INDIPENDENTEMENTE dalle RELIGIONI, dalla RICCHEZZA o POVERTA

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