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Amnesty International denuncia l’indifferenza europea

Zoom 14 dic unione europea siriaDi Ana Carbajosa. El País (13/12/13). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

I Paesi dell’Unione Europea, alle prese con le loro crisi politiche e finanziarie, stanno voltando le spalle al crescente flusso di rifugiati in fuga dalla guerra in Siria: è quanto denunciato da Amnesty International, in un rapporto intitolato “Un fallimento internazionale: la crisi dei rifugiati in Siria”.

Di circa 2.3 milioni di rifugiati siriani, l’Unione ha deciso di accogliere solo lo 0,5% (12.000) di coloro che hanno varcato le frontiere del proprio Paese, colpito dalla guerra civile. Gli altri vivono ammassati, in pessime condizioni, in Libano, Turchia, Giordania e Egitto.

“L’Unione Europea ha fallito miseramente nel momento in cui avrebbe dovuto fornire un luogo sicuro per i rifugiati che hanno perso tutto ad eccezione della propria vita. Il numero delle persone che l’Unione Europea è disposta ad accogliere è indecente. I leader europei dovrebbero vergognarsi” ha detto Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Migliaia di siriani rischiano la vita ogni giorno cercando di arrivare in Europa per richiedere asilo. La Svezia è l’unico paese dell’UE che ha annunciato che rilascerà la residenza permanente a tutti i siriani che arrivano nel Paese, sempre che non abbiano già chiesto asilo in un altro paese dell’Unione. Da allora, circa 1.300 siriani sbarcano ogni settimana nel paese nordico, per mano di contrabbandieri. I racconti dei viaggi testimoniano  avventure infernali che i siriani sono costretti a subire nella loro traversata europea.

Milad (nome falso per timore di ritorsioni da parte di gruppi islamici), un ingegnere cristiano di 50 anni della Siria settentrionale, è scappato circa dieci mesi fa ed è arrivato solo poche settimane fa in Svezia, dove ora vive in un sobborgo di Stoccolma. Ha venduto tutto, la casa, la macchina e anche l’oro per poter finanziare il viaggio. Ha viaggiato con la famiglia fino alla Turchia dove sono saliti su una barca che è poi affondata. Recuperati dalla Guardia Costiera turca, hanno deciso di provarci di nuovo. Milad ha pagato 9.500 euro ai contrabbandieri – in arabo mokharrebs, come li denominano i richiedenti asilo – per il viaggio verso l’Europa. Poi è stato il momento delle corse nei boschi bulgari nella notte e di 6 interminabili giorni in macchina, nascosti, fino a che sono arrivati in Svezia.  “Ora dobbiamo iniziare da zero” dice Milad . Il suo è solo uno dei mille racconti che compongono il mosaico della tragedia dell’esodo siriano.

I più fortunati sono coloro che beneficiano delle cosiddette quote umanitarie. In virtù di queste quote, gli Stati si impegnano a trasferire i rifugiati dai Paesi vicini alla Siria in Europa. Finora, l’UE si è impegnata per 12.000 persone. La Germania e la Norvegia sono le due nazioni che hanno accolto più persone. La Spagna solo 30. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha chiesto ai Ventotto che si impegnino per accoglierne un minimo di 30.000 rifugiati. Secondo gli esperti, la posizione europea restia all’arrivo dei rifugiati sarebbe dovuta alla presenza di partiti populisti di destra in molti paesi dell’Unione.

Intanto, le condizioni metereologiche degli ultimi giorni hanno complicato ulteriormente la vita dei rifugiati siriani nei campi profughi dentro e fuori la Siria: sono almeno 4 le persone che hanno perso la vita a causa del freddo.

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Roberta Papaleo

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