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The People VS Samandal Comics: la rivincita dei fumetti

Untitled-2“Incitamento alla lotta settaria, denigrazione della religione, pubblicazione di notizie false e calunnia contro ‘personalità cristiane’”, queste le accuse rivolte dal tribunale libanese a Omar Khouri, Hatem Imam and Fadi Baki. Questi tre nomi appartengono agli editori del giornale di fumetti più famoso del Libano, Samandal.

Fondata nel 2007, la rivista Samandal è stata l’apripista per la diffusione della cultura comics nel Medioriente. Nato dalla voglia di rompere le catene del settarismo religioso, e delle censure politiche imposte ai vignettisti dai giornali locali, Samandal è diventato in poco tempo uno strumento di diffusione e sviluppo della scena fumettistica locale, ma non solo. Nazionale e internazionale, culture e provenienze diverse si incontrano nelle pagine di questo giornale che a poco a poco ha attirato l’attenzione della scena comics mondiale.

La storia di Samandal scorre serena fino al 2009, quando le accuse rivolte ai suoi editori si traducono in una multa di 30 milioni di Lire Libanesi. L’associazione che è alla base del giornale non è mai stata inserita nella denuncia emessa dalle autorità libanesi, ma la multa imposta ai suoi editori l’ha costretta a rivoluzionare il suo lavoro. “La Samandal ONG ha ceduto sotto il peso di queste multe e il nostro prossimo numero, “Geografia”, sembra essere l’ultimo” affermano gli editori.

Non si può, però,  chiudere un giornale senza aver giocato tutte le carte disponibili. Per questo il team di Samandal ha deciso di lanciare una campagna di crowdfunding, “un ultimo disperato tentativo per aiutare Samandal a combattere questa ingiusta sentenza e a continuare la pubblicazione del giornale”.

Il caso di Samandal accende i riflettori sulla situazione della censura in quello che viene considerato “il Paese più moderno e laico del Medioriente”. Quando si parla di libertà di stampa, il Libano viene sempre descritto come il fiore all’occhiello della regione. Una vittoria un po’ troppo semplice, si potrebbe commentare.  Soprattuto se la realtà delle cose appare molto diversa da come viene rappresentata. “Una volta che si guarda alla “stampa libera” del Libano ci si rende conto rapidamente che ogni pubblicazione ha un margine di “libertà di espressione” direttamente proporzionale al potere del partito politico che la sostiene” secondo Fadi Baki.

0-001I fumetti non sono certo l’unico obiettivo della macchina della censura: eventi, libri, arti visive, film, spettacoli teatrali sono solo alcune delle categorie in cui il Museo virtuale della censura raggruppa tutte le pubblicazioni o produzioni che sono state vittima di censura dagli anni 40 nel Paese dei cedri.


Dal Diario di Anna Frank, alle opere di Almodovar passando per Lady Gaga, la censura libanese tocca tutti gli ambiti della produzione artistica e culturale. Ragioni politiche, rapporti con Israele, religione e contenuti osceni o immorali, sono le cause maggiori di censura secondo March, l’associazione che gestisce il Museo virtuale.

Il team di Samandal non ha intenzione di finire tra i nomi raccolti nel Museo virtuale, non è pronta a veder scritta la parola “Fine” alla sua storia. Per questo chiede aiuto alla comunità per continuare il suo lavoro, per continuare a creare dibattito e consapevolezza, “dovrei diventare la nuova redattrice del giornale”, afferma Lena Merhej “e come a obiettivo vogliamo concentrare Samandal del futuro su cose non dette o dette solo a porte chiuse. Spero di portare in prima pagina le questioni della sessualità, un contesto più ampio per le questioni relative al genere, al femminismo e sulla cultura queer.


Silvia Di Cesare

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