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Terrorismo e uso strumentale della religione

L’Osservatore Romano (24/11/2015). Di Giusy Regina

“Terrorismo e strumentalizzazione religiosa” è stato il tema dell’incontro organizzato dal mensile «Confronti» e svoltosi il 23 novembre a Roma, presso la sede della Federazione nazionale della stampa italiana. Al dibattito hanno partecipato lo storico Ernesto Galli della Loggia, editorialista del «Corriere della Sera», il giornalista di Rai News24 Zouhir Louassini, i teologi Shahrazad Houshmand e Adnane Mokrani e l’islamologo Francesco Zannini. Moderatore, il giornalista di Rai1 Paolo Di Giannantonio.

«Quale rapporto c’è tra religione e violenza?» si è chiesto Galli della Loggia. «Daesh ha una sua teologia terroristica» ha affermato lo storico, secondo il quale, tenendo in considerazione le differenze nella storia delle diverse religioni, all’interno delle società europee è stata l’affermazione della democrazia a limitare la violenza. In questo senso Galli della Loggia ha sottolineato il «forte nesso antitetico tra violenza e libertà».

Un’analisi circoscritta al mondo musulmano è stata invece condotta dalla teologa iraniana Shahrazad Houshmand, che ha posto l’accento sulla necessità di luoghi di incontro e di dialogo tra le religioni per evitare che si prenda in mano il Corano per poi seminare violenza attraverso una sua lettura errata. «Nessuna religione è immune dalla violenza» ha poi affermato la studiosa.

Adnane Mokrani si è invece chiesto come si possa reagire al terrorismo in modo civile. In un tale clima di paura l’intollerabile diventa tollerato, mentre il potere criminale mette in gioco il suo personale meccanismo, cercando di giustificarsi usando un linguaggio religioso, ha detto Mokrani.

Ma è il dialogo a dover essere alla base del dibattito: anche l’islamologo Francesco Zannini ha affermato di vedere una buona prospettiva di incontro proprio nello scambio, nel rispetto reciproco e nell’empatia. «Se fa comodo trovare la guerra, la troveremo anche nel Corano » ha dichiarato, aggiungendo: «Ma dipende sempre da cosa cerchiamo». Ma Daesh e gli altri movimenti fondamentalisti stanno trasformando l’islam in una ideologia, dove il dibattito è tagliato fuori. E si tratta di movimenti moderni che si nascondono dietro un uso improprio della religione.

Nelle conclusioni Zouhir Louassini ha sottolineato come il dibattito su religione e terrorismo ci sia sempre stato nel mondo arabo e islamico: ciò che manca è l’autocritica, ha detto. Una situazione così complessa non si può certo risolvere con insulti gratuiti o con reazioni emotive, ma al contrario ragionando, con la capacità di individuare chi è il vero nemico. Come si può modificare la percezione che si ha spesso dell’islam come associato al terrorismo? La risposta, secondo Louassini, sta nel «cominciare a chiamare le cose col proprio nome, senza ipocrisie». Questo e altri interrogativi posti dal giornalista sono così stati spunti di riflessione di chi non ha la presunzione di avere una soluzione in tasca, ma la capacità di riflettere, dialogare, cercare di capire.

Giusy Regina

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