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A margine della “battaglia di Parigi”: delusione, stupidità e assenza di controllo

Di Tawfiq Rabahi. Al-Quds al-Arabi (16/11/2015). Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo.

La Francia ha iniziato l’anno con un sanguinoso attacco terroristico e oggi lo termina con un altro attacco, ancora più mortale.

L’inchiostro scorre veloce e continuerà a scorrere per l’accadimento di un altro attacco – dimenticato dalla gente di Parigi –  in un’altra città come quella di Beirut, come anche l’aereo russo distrutto nella Penisola del Sinai e l’esplosione dell’aereo in Turchia.

Durante le ore e i giorni che hanno seguito l’attacco, siamo stati testimoni di un dibattito politico su tutte le piattaforme ufficiali e popolari, in cui si parlava del fallimento degli apparati di sicurezza. Chi ha seguito il dibattito interno in Francia, è stato testimone di elogi alle misure di sicurezza e all’intelligence francese. Infatti il dibattito è stato indirizzato verso una sorta di riconoscimento al fatalismo, come dire che questo tipo di attacco non poteva essere evitato.

Per la gente in generale è uno shock, una tragedia per cui 132 persone non sono più in vita. Se la domanda la rivolgiamo, invece, agli esperti di sicurezza o agli ufficiali dei servizi segreti, la risposta è che lo stavano aspettando.

Non è una sorpresa che i giornali francesi, sabato e domenica, si siano riempiti di notizie del tipo: “Questo è quello che temevamo”, “Questo è quello che si aspettavano i servizi di intelligence”. La domanda è: quando?

Siamo tornati a scherzare sui passaporti nonostante l’aria carica di dolore. È ragionevole che un attentatore suicida portasse con sé, in una operazione storica come quella di venerdì, un passaporto come se si dirigesse verso la Torre Eiffel per una passeggiata? È molto probabile che il passaporto siriano che è stato trovato al Bataclan sia un passaporto falso e che l’attentatore si sia preso gioco di tutti.

Gli arabi, da anni abituati a queste situazioni di attentati terroristici, hanno gridato all’Occidente: “Vi avevamo avvertito!”

La realtà della situazione è la seguente: qualsiasi Stato è capace di informare gli altri Stati su attacchi imminenti. Nel caso in cui avvenga davvero questo attacco, grideranno al mondo: “Vi avevamo avvertito, ma non siete stati prudenti!”. Se l’attacco, invece, non si verifica, quello Stato verrà additato come imbroglione e fautore di informazioni false.

Ma questo è ciò che si chiama “pescare nel torbido”.

Tawfiq Rabahi è uno scrittore e critico algerino.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu

Roberta Papaleo

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