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Vertice della Lega Araba: l’intervento in Yemen in cima all’ordine del giorno

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (27/03/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

L’intervento armato in Yemen, che è guidato dall’Arabia Saudita e a cui partecipano una decina di Paesi arabi, è entrato con forza nell’agenda del vertice della Lega Araba che si sta svolgendo a Sharm el-Sheikh, sia durante gli incontri ufficiali, sia dietro le quinte.

Nonostante la maggioranza dei Stati arabi annunceranno il proprio sostegno all’iniziativa dell’Arabia Saudita, sostenendo che l’intervento armato ha posto fine alla fase di indifferenza e di paralisi tra gli Stati arabi, altri, invece, come l’Iraq, insisteranno per far inserire nel comunicato finale, che verrà pubblicato dal vertice nei prossimi giorni, un “rifiuto totale” per l’ingerenza dell’Arabia Saudita. Infine, il Libano, l’Algeria e l’Oman, probabilmente, apporranno anch’essi delle riserve, proponendo una via diplomatica per evitare il prolungamento della guerra civile in Yemen o un’escalation regionale in cui sarebbe coinvolto anche l’Iran.

El Sisi Hadi egitto yemen
Abdel Fattah El Sisi e Abd Rabbo Mansur Hadi

Oltre a queste speculazioni, è importante approfondire anche il ruolo dell’Egitto in questa vicenda. È sembrato chiaro, infatti, non soltanto che la formulazione del comunicato emesso ieri dall’Arabia Saudita, soltanto poche ore dopo l’arrivo di El Sisi a Sharm el-Sheikh, sia forzosa, ma che i sauditi abbiano cercato di censurare una previa consultazione con le autorità egiziane. Alla luce di questo panorama, perciò, conviene chiedersi se gli Stati della Lega, ma soprattutto l’Egitto e l’Arabia Saudita, siano effettivamente pronti a lanciare una guerra contro le milizie yemenite e se El Sisi riuscirà a convincere il Consiglio di Difesa Nazionale egiziano a entrare in guerra contro lo Yemen dopo il disastro del 1962.

Effettivamente, le indiscrezioni che hanno iniziato a circolare indicano che l’intervento egiziano si limiterà all’invio della flotta marina per proteggere Bab el-Mandeb in nome della sicurezza nazionale egiziana e della libertà di commercio internazionale. In altre parole, l’accelerazione dell’Arabia Saudita per includere l’Egitto in quest’azione militare è un mezzo politico e mediatico che serve a dare una copertura morale all’intervento.

Però, se il patto arabo di difesa congiunta è ancora in vita, perché non è mai diventato operativo nel corso degli ultimi settant’anni, cioè dalla fondazione della Lega Araba? Perché non è stato applicato per salvare quello che resta della Palestina, per proteggere le anime degli iracheni, e così via discorrendo nella storia araba del disinganno? L’intervento in Yemen è soltanto un tentativo della Lega Araba di salvarsi la faccia, che non ha nessun legame con la forza araba congiunta prevista dal trattato ministeriale. Tuttavia, questo significa che il sangue degli yemeniti vale di più rispetto a quello degli altri Stati arabi?

Per concludere, l’intervento armato renderà lo scacchiere delle alleanze e degli equilibri regionali come una distesa di sabbie mobile, il che renderà felice “qualcuno”. Il Medio Oriente è appena entrato in un nuovo tunnel che non sembra avere una chiara fine.

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Roberta Papaleo

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