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Turchia: il problema dei rifugiati siriani è fuori controllo

Di Semih Idiz. Al-Monitor (20/07/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

La presenza dei rifugiati siriani in Turchia continua a crescere senza alcuna soluzione all’orizzonte, determinando tensioni sociali all’interno del Paese. Gli scontri con i locali sono in aumento, e non solo vicino alla frontiera con la Siria – dove la concentrazione di rifugiati è maggiore.

Il problema, infatti, si sta estendendo anche alle aree lontane dal confine, che possono assorbire più forestieri avendo popolazioni più numerose. Istanbul, con 14 milioni di abitanti, ne è un esempio. Il sindaco Huseyin Avni Mutlu parla di “provvedimenti molto seri” al riguardo, compresi piani di espulsione.

Questi sviluppi sono motivo di imbarazzo per il primo ministro Erdogan, il quale vuole che la Turchia mantenga la sua politica di “porte aperte” nei confronti dei siriani in fuga dal regime di Assad. La questione, però, lascia spazio ai suoi oppositori, proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali.

Recentemente, si sono verificati diversi attacchi contro siriani nelle cittadine sudorientali di Gaziantep, Adana e Kahramanmaras. I funzionari locali tendono a minimizzare questi incidenti. L’evidenza, tuttavia, suggerisce che le tensioni stanno aumentando a causa delle difficoltà economiche e dei problemi sociali posti dalla presenza dei rifugiati. I siriani sono infatti accusati di portar via lavoro e di determinare un abbassamento dei salari.

Il sud-est della Turchia è già sotto pressione a causa di una massiccia immigrazione interna ed ha una capacità limitata di accoglienza. Il problema, tuttavia, non riguarda solo quest’area. I numerosi siriani che vivono di elemosina per le vie di Istanbul iniziano a preoccupare seriamente i residenti. Alcune stime parlano di 67.000 rifugiati, altre di 200.000.

Stando ai dati ufficiali, la Turchia oggi accoglie poco più di un milione di rifugiati siriani. Circa 220.000 sono ospitati in 24 campi, situati per lo più nelle regioni al confine con la Siria. Le condizioni, verificate da osservatori internazionali, sono superiori allo standard del resto del mondo. Il problema riguarda coloro che cercano di fuggire e vivono in situazioni precarie.

Secondo lo specialista in Medio Oriente Sedat Laciner, se i siriani fossero stati distribuiti in tutta la Turchia in maniera equilibrata, sarebbe stato più facile assorbirli. E per quanto sia un Paese grande, oggi si trova ad affrontare un grave rischio securitario. Sempre più turchi la pensano come lui, specie perché i piani di Erdogan sulla Siria non si sono mai avverati e non si profila alcuna risoluzione della crisi.

Nel frattempo l’animosità contro i siriani aumenta, e né l’invito di Erdogan a desistere né il tentativo di coinvolgere i suoi oppositori negli attacchi sembrano in grado di risolvere il problema.

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Cristina Gulfi

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