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Sempre più vicini a una guerra in Medio Oriente

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La situazione in Siria e nella regione del Golfo minaccia di trasformarsi in un conflitto di portata globale.

Di Shahir Shahidsaless. Middle East Eye (26/06/2017). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

La situazione in Siria e nella regione del Golfo minaccia di trasformarsi in un conflitto di portata globale.

Dopo l’abbattimento di un jet siriano da parte della Marina statunitense lo scorso 18 giugno, le tensioni tra USA e Russia sono peggiorate drasticamente. Due giorni dopo, il 20 giugno, un aereo da guerra americano ha abbattuto un drone di fabbricazione iraniana in volo sopra la Siria.

Considerati i recenti sviluppi nelle relazioni Iran-USA, questi due incidenti rischiano di sfociare in un conflitto di portata più ampia. Lo scorso 14 giugno, il segretario di Stato americano Rex Tillerson aveva fatto appello a un cambiamento di regime in Iran. Di tutta risposta, l’ayatollah iraniano Ali Khamenei ha commentato: “Dicono di voler cambiare l’establishment della Repubblica Islamica. E quando non sarebbe stato così? Hanno sempre voluto cambiarlo e non ci sono mai riusciti”.

La Siria, poi, è diventata terreno di un nuovo scontro: quello tra Russia e Iran, da un lato, e tra USA e le forze sue alleate, dall’altro, per il controllo della parte sudorientale del Paese dove passa la strada principale tra Damasco e Baghdad, arteria fondamentale della regione. Secondo quanto spiegato da The New York Times, “con tutte queste forze in rotta di collisione, le recenti escalation sta alimentando timori di un confronto diretto tra USA e Iran, o anche Russia”.

La situazione è terreno fertile per una guerra. A renderla ancora peggiore, è la sempre più forte ostilità tra Arabia Saudita e Iran. Lo scorso 7 giugno, alcuni miliziani di Daesh (ISIS) hanno lanciato un attacco contro il parlamento di Teheran e contro la tomba dell’ayatollah Khomeini. Diversi funzionari del governo iraniano sono certi che ci sia Riyad dietro gli attacchi, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal principe saudita Mohammed bin Salman all’inizio di maggio: “Non aspetteremo che la battaglia arrivi in Arabia Saudita. Piuttosto, faremo in modo che la battaglia sia fatta in Iran”.

Mohammad bin Salman, di recente nominato erede diretto al trono saudita, è l’architetto della nuova politica estera del regno, sempre più aggressiva nei confronti di Teheran. Mentre Israele ha salutato la nuova nomina, l’ex ambasciatore americano a Tel Aviv, Daniel Shapiro, l’ha considerata “pericolosa”.

Un esempio del pericolo costituito dalla nuova linea politica del principe ereditario è la lista di richieste avanzate al Qatar lo scorso 23 giugno. Secondo molti osservatori, il taglio netto delle relazioni con l’Iran era al centro delle richieste, che nel complesso violano completamente il diritto internazionale e la sovranità statale.

L’assenza di una collaborazione tra USA e Russia e l’atmosfera di ostilità nella quale le due potenze si stanno muovendo, il Medio Oriente potrebbe subire l’inferno di una guerra su vasta scala.

Shahir Shahidsaless è un analista politico iraniano-canadese e un giornalista freelance che scrive di Iran, Medio Oriente e politica estera statunitense nella regione.

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Roberta Papaleo

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