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Il re saudita e la delusione verso la società internazionale

Di Sulman al-Dusrī, Asharq al-Awsat (02/08/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

L’Arabia Saudita ha sempre combattuto in prima linea il terrorismo, uno dei fenomeni più violenti nella storia a partire dagli anni ’90 proseguendo con attacchi frenetici fino all’inizio del millennio. Tuttavia, il monarca saudita, Abdullah Ibn al-Azīz ha sempre riscontrato l’indifferenza della società internazionale, sorda a quel campanello di allarme che squilla nella regione. Ne è derivata la delusione nel suo discorso, lo scorso primo agosto, qnel notare la mancanza di collaborazione di altri Paesi nell’affiancare il progetto del 2005 che riguarda la creazione di un centro internazionale per la lotta al terrorismo.

Uno dei motivi risiede probabilmente nella pigrizia dei capi di Stato ad adempiere ai propri doveri, ricercando “interessi temporanei” o vantaggi politici temporanei, oppure ancora nella diffusione di strategie fallimentari, come ad esempio quelle predicate dall’ex segretario di Stato americano Condoleezza Rice. Tuttavia, è proprio il silenzio sulle associazioni e organizzazioni terroristiche che porterà prima o poi alla più pericolosa fuoriuscita.

Le ragioni della delusione del re saudita appaiono dunque chiare: se tali Paesi avessero agito in modo concreto e avessero mostrato interesse ai tempi delle prime collisioni, oggi la soluzione non sarebbe stata così complicata. Non si sarebbe assistito alla formazione dell’ISIS o alla lotta tra i concittadini in Siria, Iraq, Yemen e Libia, il tutto in nome dell’islam. La verità risiede esclusivamente nella negligenza internazionale, nella mancanza di introduzione di politiche strategiche precise da parte di organizzazioni in difesa dei diritti umani.

Rimane da notare che le parole del re Abdullah nel descrivere gli avvenimenti in Gaza in termini di “massacri sociali” o “crimini di guerra” sono più che giuste, al contrario di Washington che si limita a definire la situazione “allarmante”.

Infine, proprio tra le guide spirituali e gli ulema del mondo islamico, che chiedono al monarca saudita di fermare “coloro che deturpano l’immagine dell’islam presentandolo come religione estremista”, si possono comunque identificare alcuni che appoggiano il fenomeno del terrorismo, e la storia ne è testimone. Vi è chi sceglie il silenzio, mentre altri, purtroppo, si alleano ai terroristi, ne agevolano la missione, ne giustificano i crimini e li difende. Ma questi ultimi credono davvero di essere al sicuro?

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