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Perché i rifugiati siriani non vanno nei Paesi del Golfo

Di Nejma Rondeleux. Al Huffington Post Maghreb (04/09/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Finalmente ci siamo. La foto del piccolo Aylan, il bambino trovato morto su una spiaggia turca, ha sensibilizzato l’opinione pubblica e ha messo al centro dei dibattiti la questione di come accogliere migliaia di rifugiati siriani.

Se, da una parte, i Paesi europei hanno iniziato ad apportare risposte concrete e a mobilitarsi per accogliere i migranti che sono ormai più di 4 milioni, dall’altra i Paesi del Golfo sono sempre più criticati per non aver mosso un dito in questa direzione.

In una relazione pubblicata a dicembre scorso, Amnesty international sottolineava che nessuno tra i sei Stati del Golfo – Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti – si è proposto di ricevere e accogliere i rifugiati.

In teoria i siriani potrebbero chiedere un visto turistico o il permesso di lavoro per entrare in uno di questi Stati ma, in pratica, la procedura è costosa e secondo voci di corridoio questi Paesi avrebbero attuato delle restrizioni non scritte che la renderebbero ancor più difficile.

Di fronte a questa realtà politica e alla moltiplicazione delle tragedie legate ai rifugiati, gli abitanti dei paesi del Golfo hanno lanciato una campagna sui social con l’hashtag “Accogliere dei rifugiati siriani è un dovere del Golfo” (استضافة_لاجئي_سوريا_واجب_خليجي), chiedendo ai propri governi di mostrarsi più aperti all’accoglienza.

In risposta alle critiche, un dirigente del governo ha dichiarato: “Autorizzare i rifugiati siriani a stabilirsi negli EAU non è nell’interesse di chi fugge la guerra. Il governo continuerà ad aiutare i rifugiati con aiuti umanitari che già ora superano i 537 milioni di dollari e permetterà a chi ha già dei parenti qui di raggiungerli”.

Un altro motivo per il quale i rifugiati preferiscono viaggiare verso l’Europa è che sono convinti che sia un posto dove potranno beneficiare di un alloggio, vivere una vita rispettabile e crescere i propri figli, tutti diritti fondamentali che temono che in un Paese come l’Arabia Saudita non verrebbero elargiti.

Altra difficoltà di vivere in un paese del Golfo è che il minimo passo falso, quale potrebbe essere l’emettere un giudizio politico, potrebbe equivalere a un’espulsione.

Questo senza contare gli ostacoli geografici: “Perché mai i rifugiati dovrebbero fuggire verso l’Arabia Saudita? Avete mai guardato una cartina?”, chiede la storica Malika Rahal su Facebook. “La gente si orienta verso posti raggiungibili come la Turchia, Malta, Cipro, la Grecia e il Maghreb. Stranamente i migranti non si precipitano per attraversare il deserto del Rub’ al-Khali per poi arrivare, se mai dovessero sopravvivere, in basi americane ultra equipaggiate”.

Tanto per avere un’idea delle cifre: 95% dei rifugiati siriani sono accolti nei 5 principali Paesi della regione: Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto. Con più di 1,2 milioni di rifugiati, il Libano ha visto la sua popolazione aumentare del 26% e la Giordania del 10%.

Una bella lezione per chi ha deciso di chiudere a tenuta stagna le proprie frontiere.

Nejma Rondeleux è una giornalista che lavora nella squadra di Radio M.

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Roberta Papaleo

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