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Novità editoriali: Rapporto sulle economie del Mediterraneo 2014

9788815251862L’edizione 2014 del Rapporto sulle economie del Mediterraneo si apre quest’anno con due analisi di scenario. La prima presenta uno sguardo d’insieme sui nuovi sistemi politico-istituzionali dei paesi arabi del Mediterraneo aggiornato al 2013, con particolare riferimento alla loro posizione sulla scena internazionale e ai rapporti con i paesi occidentali. La seconda guarda al Mediterraneo nel contesto più ampio dei nuovi equilibri economici mondiali e concentra l’attenzione sull’Europa prima e dopo la crisi finanziaria globale e sul ruolo dell’Italia nel Mediterraneo. Altro elemento di originalità è un capitolo sui “Mediterranei d’Europa”, che presenta il Mar Nero come una sub-regione di confine storicamente legata al Mediterraneo.

 

A seguire la Sintesi Rapporto sulle Economie del Mediterraneo, edizione 2014 a cura di Eugenia Ferragina e Paolo Malanima, Bologna, Il Mulino, 2014.

Le ‘primavere’ del 2011 in Tunisia, Egitto, Libia, Siria hanno richiamato l’attenzione sulle vicende politiche della riva Sud ed Est del Mediterraneo, costringendo l’Unione europea ad interrogarsi su alcune questioni centrali per il futuro dell’integrazione euromediterranea. Se negli ultimi decenni le relazioni commerciali tra le due rive del bacino si sono intensificate, poco é stato fatto dall’Europa per ridurre i divari socio-economici. La pressione migratoria continua a essere alimentata da differenziali demografici e di sviluppo che permangono tra le due rive del bacino. Nel Mediterraneo vivono circa 500 milioni di persone, ma il terzo della popolazione che vive nei Paesi avanzati del Nord dispone dei due terzi del Pil e dell’energia.

Al contempo, la riva Sud ed Est del bacino rappresenta un partner economico “naturale” e un’area strategica fondamentale per i paesi europei e per l’Italia in particolare. Negli ultimi decenni la dinamica di interazione fra le due sponde si è rafforzata, il peso dell’interscambio tra l’Unione Europea (UE27) e i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente è più che raddoppiato, passando da 70 miliardi di dollari nel 1995 a 227 nel 2012. L’area mantiene una rilevanza strategica non soltanto come destinazione di investimenti produttivi, ma come mercato di sbocco delle merci europee. I paesi del Nord Africa rappresentano un mercato di circa 170 milioni di abitanti, quelli del Medio Oriente un mercato di oltre 115 milioni di abitanti, in entrambi le aree il 65% della popolazione è compresa tra i 15 e il 64 anni. Secondo recenti previsioni del FMI, il ritmo di crescita delle economie del Mediterraneo sud-orientale (mediamente intorno al 3% nel 2012 per i 10 paesi dell’area ad esclusione del Libano) è previsto in accelerazione nel prossimo futuro e potrebbe portarsi in prossimità del 4% in alcuni paesi quali Tunisia, Marocco e Turchia. Tuttavia, sebbene le condizioni economiche globali siano divenute più favorevoli, il quadro regionale è ancora minato da incertezza e da una serie di rischi, soprattutto politici, come i recenti eventi stanno evidenziando. L’Italia, paese mediterraneo per vocazione geografica, per radici storiche e culturali e per interessi economici, deve dotarsi di strumenti di analisi in grado di cogliere i rischi e le opportunità offerte dalle trasformazioni del quadro geopolitico ed economico. La posta in gioco è alta, perché si tratta di gestire fenomeni complessi, come la pressione migratoria, la presenza di conflitti mai risolti sulla sponda meridionale del bacino (conflitto arabo-israeliano), la richiesta di asilo di popolazioni in stato di guerra. Nello stesso tempo, bisogna cogliere i segnali positivi legati alla crescita dell’interscambio dell’Italia con i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente che è triplicato in diciotto anni, passando dai 21 miliardi di dollari nel 1995, ai quasi 79 miliardi di dollari nel 2013.

Nonostante l’intensità delle relazioni euromediterranee mancano analisi rigorose e documentate sulla transizione politica ed economica in atto. Istituzioni e opinione pubblica europee riservano, infatti, un interesse discontinuo alle economie di questi paesi, oggetto delle attività di ricerca dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Issm-Cnr) di Napoli, che dal 2005 pubblica annualmente per le edizioni de Il Mulino il Rapporto sulle economie del Mediterraneo. Il Rapporto guarda ai processi di sviluppo nel Mediterraneo sotto diversi angoli di analisi (popolazione, flussi migratori, commercio, investimenti diretti esteri, energia) e si avvale del contributo di ricercatori dell’istituto e di esperti provenienti da varie università italiane. Il rapporto rappresenta un prodotto di ricerca sul Mediterraneo unico in Italia per il taglio multidisciplinare e per l’ampiezza dei temi trattati . L’intento è di fornire analisi sintetiche e corredate da un’aggiornata appendice statistica, utili agli esperti di diversa provenienza disciplinare, alle istituzioni e agli operatori economici, ma il volume si propone anche come uno strumento didattico, rivolto agli studenti dei corsi universitari e dei master che hanno come caso di studio l’area mediterranea.

 

 


Giusy Regina

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