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Che ne sarà dell’unificazione dello Yemen?

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Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (18/09/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Nel corso dell’ultima settimana, la mobilitazione popolare, militare e politica in favore della secessione dello Yemen meridionale si è alquanto intensificata. La possibilità che il Sud diventi uno Stato indipendente è quanto mai probabile in questo momento.

L’unificazione dello Yemen era stata appoggiata dai popoli delle due parti, ma non è stata il prodotto di una richiesta popolare. Piuttosto, è stata il risultato di una lotta sul controllo del Sud da parte dei poteri comunisti.

L’ex presidente Ali Abdullah Saleh ha colto l’opportunità di espandere la sua autorità quando il leader politico sudista Ali Salem al-Beidh – sul punto di perdere il potere – aveva fatto appello all’unificazione. Saleh e Beidh firmarono il trattato di unificazione nel 1989, ma invece di ottenere l’unità e la condivisione di potere, Saleh ha dominato la scena. Le promesse di unificazione non vennero mantenute, diventando un peso sulle spalle dello Yemen del Nord e portando all’appropriazione di quello del Sud. Saleh, quindi, fu l’unico vincitore, assicurando la sua leadership individuale in tutto il Paese.

L’ex presidente Saleh, il cui mandato è durato quanto il regno di tre monarchi sauditi, era noto per il suo continuo tentativo di promuovere e glorificare se stesso, anche quando ciò era fatto alle spese dello Yemen e del suo popolo.

Ultimo ma non meno importante, Saleh è responsabile dell’emergere degli Houthi: è stato sotto il suo governo che questo semplice gruppo tribale si è trasformato nel pericoloso movimento politico e settario di oggi.

I recenti sviluppi fanno ora sorgere un importante interrogativo per il popolo yemenita, tanto al Sud quanto al Nord: la divisione è la vera soluzione?

Credo che la secessione del Sud non farà altro che esacerbare le problematiche per entrambe le parti. Non c’è alcun potere interno abbastanza forte da porre fine a questa rivalità e assicurare una conclusione allo scontro. Oltre ciò, gli yemeniti non hanno un sistema elettorale su cui poter contare. Quindi, la divisione non farà altro che fomentare il caos in tutto il Paese.

Nonostante tutto questo, la secessione rimane uno scenario sempre più possibile come risultato del rapido collasso delle istituzioni governative nello Yemen settentrionale e della frustrazione popolare per il fallimento del trattato di unificazione. Gli yemeniti sono consapevoli che l’accordo era solo parte dell’agenda personale dell’ex presidente Saleh. I poteri politici sudisti continuano ancora oggi a competere tra di loro e vogliono la secessione poiché sanno di ottenere l’approvazione del popolo. L’unità è diventata un’idea odiosa nel Sud a causa delle politiche di Saleh che hanno marginalizzato la regione sprofondandola nella povertà.

A causa della debolezza del governo centrale, lo Yemen del Nord sta oggi affrontando un vuoto politico mentre i tre principali poteri continuano a farsi la guerra. Il patito politico di Saleh ed i suoi sostenitori stanno cercando di sabotare il processo politico incitando al conflitto e comprando alleanze per tornare al potere. Gli Houthi, che hanno legami con l’Iran, continuano ad avanzare e le sue milizie hanno preso il controllo delle principali istituzioni statali. Quanto allo Stato e al governo, gli rimane solo una carta da giocare: la sua legittimità regionale e internazionale basata sul riconoscimento da parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Nell’eventualità della proclamazione della morte del governo yemenita o del suo collasso, assisteremo senza dubbio alla proclamazione di uno Stato dello Yemen meridionale indipendente e l’inevitabile fine dell’unificazione.

Un nuovo capitolo della storia del Paese, dunque, ma sempre piena di dispute interne e interferenze estere alle spese del popolo yemenita, che deve ancora esprimere la sua opinione in merito a tutto questo.

Abdulrahman al-Rashed, ex caporedattore di Asharq al-Awsat, è il direttore generale di Al-Arabiya.

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Roberta Papaleo

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