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Marocco: e se l’amazigh venisse ufficializzato sul serio?

Di Wissam El Bouzdaini. Al Huffington Post Maghreb (22/11/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

È da più di quattro anni che il Marocco ha ufficializzato l’amazigh. La Costituzione del 2011 lo definisce, nell’art. 5, una lingua ufficiale allo stesso titolo dell’arabo. Tuttavia, la legge che avrebbe dovuto precisare le modalità di attuazione di questa ufficializzazione non ha ancora visto il giorno e non sembra che lo farà fino a quando governerà il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD).

In effetti, la formazione islamista sembra essere ostile nei riguardi di questa lingua. Nel 2011 è stato uno dei pochi partiti, durante le consultazioni per la revisione della Costituzione, a opporsi alla sua ufficializzazione, vista come un pericolo per la lingua araba.

Pertanto, il Marocco potrebbe guadagnare nel riconoscere questa varietà linguistica, in questi tempi in cui il mondo arabo è scosso dal terrorismo.

In effetti, la cultura amazigh è stata spesso un paravento contro l’estremismo importato dall’Oriente verso il Maghreb. Un esempio tra tutti è quello dell’Impero almohade, il cui rigorismo esacerbato venne sopportato dalle popolazioni maghrebine per poco più di un secolo (1147-1248).

Inoltre, grandi nomi della cultura araba rivendicavano la loro cultura amazigh, come ad esempio Agostino d’Ippona (meglio noto come Sant’Agostino), cultura che ha contribuito allo sviluppo di quel Maghreb razionalista, la cui espressione più eloquente è stata l’epoca d’oro andalusa, in contrasto con il Mashreq sufi, foriero del pensiero magico.

Inoltre l’amazigh è veicolo di modernità, intesa come consapevolezza della propria storia,come sforzo di abbracciare i “tempi lunghi” del movimento storico senza cercare di riprodurre una tradizione monolitica.

Così è anche per i dialetti arabi magrebini che si sono continuamente arricchiti con apporti esterni, in particolare attingendo dai colonizzatori italiani e francesi e la cui sintassi, che riproduce fedelmente quella amazigh, prolunga lo storico pensiero razionalista delle popolazioni dell’Africa del Nord.

Al contrario, l’arabo liturgico del Corano è rimasto immutato dall’epoca abbaside (VIII secolo), ad esclusione dell’intermezzo riformista della Nahda nel XIX secolo.

Non si sta rimettendo in causa l’arabofonia, data la modernità di numerosi autori di lingua araba, a cominciare da Averroè o i pensatori della scuola mutazilita (IX secolo).

Ma detto questo, non si può fare a meno di un’identità che può contribuire alla rivoluzione culturale che farebbe fiorire le società maghrebine.

Wissam El Bouzdaini è un giornalista marocchino.

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Roberta Papaleo

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