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Marocco e Africa Subsahariana: cooperazione per la sicurezza

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Il ruolo critico del Marocco nello scacchiere regionale dell’Africa Occidentale e Subsahariana

Di Elhaj Sassioui, Hespress (27/05/2018). Traduzione e sintesi di Erika Marcheggiani.

Ora più che mai, il Marocco è interessato al mantenimento della stabilità politica tra l’Africa Subsahariana e quella Occidentale, dove svolge un ruolo estremamente importante in fatto di sicurezza. E questo perché, in caso di disordini, ne risentirebbe in modo molto intenso, essendo il canale principale del commercio illegale tra il Maghreb e l’Europa. Dopo una lunga battaglia contro i movimenti popolari di protesta da un lato e il terrorismo radicale dall’altro, il Marocco è profondamente incentivato a evitare la nascita di ulteriori tensioni politiche, soprattutto vicino ai confini meridionali – difficili da controllare – così come vorrebbe prevenire che siano creati rifugi per le cellule terroristiche internazionali. In questo disegno sono inclusi i grandi progetti d’investimento marocchini, quelli d’industrializzazione e i progetti infrastrutturali, che potrebbero essere lesi da un clima di incertezza. Senza la stabilità di questi paesi africani, il Marocco non è in grado di raggiungere i suoi obiettivi.

Ad esempio, le crisi politiche e militari esplose nel 2002 in Costa d’Avorio, hanno provocato degli sconvolgimenti economici su larga scala, influendo negativamente sulla produttività marocchina e sulle esportazioni. La ‘Attijariwafa Bank’, attraverso la sua controllata, la ‘Ivorian Enterprise Bank’, è stata costretta a chiudere le operazioni finanziarie per diversi mesi durante la crisi del 2011. Lo stesso può dirsi per la Banca Popolare Marocchina-Centrafricana colpita da una profonda crisi e dai problemi economici della Repubblica Centrafricana.

Sebbene nella regione i disordini politici siano terminati, la situazione in Africa Occidentale – come in tanti altri stati della zona subsahariana – è ancora particolarmente fragile, a causa dei conflitti degli ultimi decenni che hanno portato a un indebolimento delle autorità statali, non più in grado non solo di controllare i gruppi armati e i traffici illeciti di droghe e esseri umani sul territorio, ma nemmeno di istituire un’efficace forza di sicurezza. La situazione si è fatta particolarmente critica nel 2011, a seguito del conflitto in Libia, poiché ribelli, gruppi terroristici e organizzazioni criminali beneficiano della mobilità delle armi e dei combattenti. E non c’è dubbio che questa situazione di fragilità politica rappresenti una sfida complicata tanto per i governi degli stati dell’Africa Occidentale, quanto per i loro partner internazionali.

I timori del Marocco sono legati all’escalation del terrorismo, della pirateria nel Golfo di Guinea e dei traffici illeciti, a causa della sua posizione geografica, poiché i gruppi criminali con base in Africa Occidentale tendono a servirsene come canale di transito per contrabbandare migranti, cocaina o altre droghe col Vecchio Continente.

In effetti, esistono numerosi resoconti e notizie della stampa marocchina circa il sequestro di cocaina nei paesi dell’Africa Occidentale, nei porti e aeroporti marocchini. E ciò che preoccupa le autorità marocchine è la relazione che intercorre tra il crimine regionale e il terrorismo: c’è apprensione per l’uso dei proventi finanziari del narcotraffico e della tratta di esseri umani da parte delle organizzazioni terroristiche.

Alla luce di tutto questo, appare naturale che il Marocco abbia un profondo interesse a svolgere un ruolo importante nell’assistere i paesi in questione e la regione del Sahel, soprattutto dopo le vicende della primavera araba del 2011. La diplomazia marocchina è stata particolarmente attiva nei forum africani, europei e dell’ONU, chiedendo soluzioni ai problemi di sicurezza nella zona. Per esempio, re Mohammed VI durante un discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, ha invitato i paesi più sviluppati a cambiare la loro posizione sui paesi africani, aggiungendo che non hanno bisogno di aiuti umanitari, ma di partenariati vantaggiosi.

Già dagli anni ’60 le Forze Armate Reali marocchine hanno partecipato a numerose missioni di pace in Africa, sotto l’egida delle Nazioni Unite o con i loro alleati: hanno contribuito alla stabilità dello Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo) nel 1977 e hanno prestato assistenza alla Guinea Equatoriale, dopo il colpo di stato nel 1979, contribuendo inoltre, a numerose missioni di pace gestite dalle Nazioni Unite in diversi paesi dell’Africa occidentale, tra cui il Congo nel 1960, la Repubblica democratica del Congo nel 1999 e la Costa d’Avorio nel 2004, fornendo, inoltre, istruzione e formazione militare a centinaia di ufficiali degli eserciti della regione.

Elhaj Sassioui è un professore e ricercatore universitario marocchino.

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Redazione

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