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Libia: situazione militare preoccupante, politica paralizzata

Libia bandiera
Tre posizioni del caleidoscopio libico

Di Khairy Omar. Al-Araby al-Jadeed (30/05/2017). Traduzione e sintesi di Emanuele Uboldi.

Continuano i contrasti armati e politici in Libia: nonostante ci si prepari al dialogo nazionale, si estendono gli scontri nel sud che potrebbero segnare un nuovo capitolo della guerra civile, riaccendendo il dibattito circa la capacità delle istituzioni libiche di limitare l’adesione ai recenti inviti alla violenza.

L’espansione dello scontro politico

Il proseguimento della lotta di Haftar in direzione di Misurata, analizzato nel lungo periodo, può solo che aumentare il rischio di acuire le spaccature sociali e dare vita a nuove milizie armate per l’autodifesa.

Si è riacceso il dibattito sulla politica militare di Sarraj: nonostante gli scontri nel sud del paese (a Brach e Tamanhint), la presidenza ha dichiarato la fine delle ostilità (mentre Haftar e alleati si avvicinavano ai luoghi vitali del governo di unità nazionale). Benché si parli di fine delle ostilità, non si fornisce alcuna assicurazione di normalizzazione o soluzione del conflitto: l’apprensione che serpeggia nei consigli militari nelle città potrebbe portare a una recrudescenza degli scontri.

Intanto a Tripoli si sono scontrate forze dei governi “di unità” e “di salvezza”, ritiratesi dopo due giorni a causa delle pressioni della comunità. Nessuna delle parti riesce a dare inizio a una soluzione pacifica, situazione che riflette le spaccature politiche e la dispersione militare, un contesto che non incentiva il consolidamento delle istituzioni.

La nuova mappa degli scontri

Di pari passo con questi avvenimenti, il conferimento di alti incarichi a personalità del vecchio regime è stata una questione molto dibattuta. Sul piano delle alleanze comunitarie, l’operazione Karama ha influenzato la struttura delle alleanze politiche: il clan (qabila) degli al-Awaqir appoggia l’operazione già dal 2014. L’alleanza clan-esercito è stata però scossa dalle divergenze circa la scelta di al-Barghathi come ministro della Difesa del governo di unità nazionale. La morte del capo-clan è l’ultima tappa del percorso degli al-Awaqir, che li ha visti abbandonare Haftar per supportare le istanze qabilistiche dell’est del Paese e impegnarsi nella lotta a Daesh (ISIS) a Derna e Bengasi. Haftar ha visto quindi diminuire il supporto che la società gli poteva fornire nella Libia orientale. Gli scontri nel sud influenzano anche le relazioni tra gli attori militari nell’ovest del Paese, portando a due risultati contraddittori per Sarraj: ha accettato Haftar in capo all’esercito (dopo aver dichiarato che l’operazione Karama fosse illegale) e ha provato a porre dei limiti ai movimenti dei propri alleati nel contrastare l’operazione Karama.

Serve sottolineare che la struttura politica e militare libica è sottoposta a revisione in termini più generali: la nomina di al-Barghathi, lo scioglimento di Ansar al-Shari’a, la ritirata da Tripoli, i bombardamenti egiziani su Derna. Tutti avvenimenti che impediscono di trovare una soluzione agli spiacevoli eventi politici e militari. Cambiamenti così repentini potrebbero essere il risultato di influenze esterne, ma non si deve dimenticare il potere degli ambienti militari e miliziani: la ritirata da Tripoli potrebbe essere solo una fase transitoria.

Si deve quindi agevolare la creazione di uno spazio di condivisione politica e l’assorbimento delle rigidità dei movimenti ideologici, oltre a sanare le fratture socio-politiche.

La crisi del dialogo nazionale

In ogni caso, le recrudescenze ravvivano il dibattito sul futuro della soluzione politica, e la presenza di Tripoli nello scenario del conflitto potrebbe spronare alla ricerca di una soluzione.

L’elemento più importante nella questione del dialogo nazionale è che non è stata formata la nuova commissione, situazione che si trascina senza una soluzione in vista. Un altro problema vede il Congresso Generale Nazionale, l’Alto Consiglio di Stato e la Camera dei Deputati che si contendono l’un l’altro la partecipazione al dialogo, con il risultato che nessuna delle tre riesce a impostare un’azione politica. Ulteriore ostacolo, il moltiplicarsi degli attori militari, ciascuno con una propria agenda locale, che impedisce la creazione o l’unificazione dell’esercito.

Ma l’ostacolo principale all’azione politica in Libia è che ancora non c’è stato sviluppo o devoluzione di poteri ad alcuna istituzione libica. Questa mancanza non è legata solo al quadro costituzionale o all’incapacità dell’élite politica di dar vita a un progetto condiviso di costruzione dello Stato, ma dalla preoccupazione di basare la propria legislazione su alleanze e attività esterne. Questo è il fattore principale che alimenta la crisi, almeno fino a quando i problemi correnti non saranno rivisti all’interno di una nuova prospettiva politica.

Khairy Omar, PhD in Scienze Politiche all’Università del Cairo, insegna Scienze Politiche all’Università di Sakarya (Turchia).

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