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Libia: invito a elezioni anticipate

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Per risolvere la crisi libica le parti hanno proposto le elezioni anticipate insieme alla cosiddetta “tabella di marcia” incostituzionale annunciata da Al-Sarraj

Di Jabril al-Abridi. Asharq al-Awsat (23/07/2017). Traduzione e sintesi di Flaminia Munafò

Il presidente del consiglio dei ministri ha annunciato una soluzione per risolvere la crisi libica che oscilla tra la realtà e l’immaginazione per quanto riguarda il momento e le circostanze, visto che non garantisce nessun successo o equità, soprattutto nel caso venisse approvata la legge ministeriale attuale che altro non è se non la pesante eredità della legge elettorale elaborata dai Fratelli Musulmani quando avevano il controllo del Consiglio di transizione (il primo organo legislativo non eletto dopo la caduta di Gheddafi) in cui il gruppo poté penetrare ed espandersi fino a controllarlo.

La conseguenza di questo fu l’egemonia del secondo organo legislativo del paese, il Congresso Nazionale, a cui gli stessi membri rifiutarono di concedere il potere dopo la sconfitta elettorale del 2014; allo stesso modo si negarono di farlo con il primo parlamento libico eletto democraticamente, combattendo una guerra conosciuta come “l’alba libica” in cui venne controllata la capitale Tripoli e bruciato l’aeroporto, distruggendo più di 20 aerei presenti sul territorio e dando fuoco ai depositi di combustibile. Il parlamento libico, che aveva come sede temporanea la città di Tobruk, venne abbandonato dopo la conquista da parte delle milizie dei Fratelli Musulmani conosciute per gli “scudi” sulla città di Bengasi, sede del parlamento nel 2014, secondo una dichiarazione costituzionale che confermava l’assenza di volontà, da parte dei gruppi ribelli, di promuovere la democrazia anche se i risultati elettorali fossero stati a loro favore.

Il pensatore americano Huntington sostiene che i popoli arabi non abbiano ancora maturato la pratica della democrazia, e ciò è testimoniato dall’infiltrazione di gruppi del genere all’interno delle comunità arabe e della strumentalizzazione delle elezioni come “un fiammifero che viene acceso una volta sola”; questa visione tuttavia rimane distorta e si ricollega all’idea del francese Bruekner che invece accusava l’Occidente di monopolizzare la democrazia come se fosse un tesoro da non condividere con altri Paesi.

Le elezioni fondamentalmente altro non sono se non il diritto di votare a favore di un candidato: i  metodi e le forme per presentarsi sono molteplici, dalla candidatura individuale (un concetto in cui spesso si confonde il singolo con il mandato e in cui si personificano le elezioni) ad una scelta di tipo personale in cui l’elettore è influenzato da fattori ideologici, regionali o tribali, se non addirittura economici; infine, le elezioni con una lista chiusa e con un programma definito sono sicuramente quelle meno condizionate dal potere della classe dirigente nella scelta dei programmi. L’aspetto più importante, forse, in questo tipo di elezioni, è la presenza di un quadro legislativo organizzato in cui a tutti, senza distinzioni, viene garantito il diritto alle elezioni e la presenza di un censo di elettori secondo la legge di nazionalità libica.

La Libia ha vissuto un vuoto elettorale durato 40 anni in condizioni vacillanti e complicate: ogni nuovo invito alle elezioni anticipate non può garantire né dei risultati né procedure di sicurezza e trasparenza, così come non assicura il riconoscimento e l’approvazione dei risultati di tutte le parti, specialmente dal momento che le milizie continuano a dominare Tripoli: alcune hanno addirittura dichiarato fedeltà al governo di unità nazionale che esercita il potere mediante il sostegno delle forze occidentali senza alcuna copertura costituzionale o fiducia popolare.

Jabril al-Abridi è uno scrittore e ricercatore libico.

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