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Libertà per tutti i giovani marocchini!

I numerosi arresti che hanno fatto seguito alle manifestazioni nella città del Rif Al Hoceima riportano l’attenzione sulla questione della detenzione dei giovani marocchini in prigione, simbolo della disaffezione delle autorità per la gioventù e il suo futuro nel Paese.

Di Nufil Alba’mari, Lakome2 (26/06/2017). Traduzione di Federica Pretto.

Le proteste di Al Hoceima proseguono ed aumentano gli arresti ed i processi contro i manifestanti. Contestualmente si moltiplicano le richieste di una loro liberazione tramite amnistia del re.

Colgo allora l’occasione per ricordare tutti i giovani marocchini finiti in cella per diverse ragioni. Prima di tutto i giovani arrestati per “apologia del terrorismo” dopo aver pubblicato dei post su Facebook in cui esaltavano l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia.

La maggior parte dei post non aveva cattive intenzioni, solo un eccessivo entusiasmo. Non possono essere descritti come criminali,  inneggianti al terrorismo, cosa che sostiene invece il pubblico ministero.

Sono passati più di sei mesi dal loro arresto, possiamo dire un tempo sufficiente per la dissuasione. Ma la punizione è il cuore del codice penale. Ricordo allora che la maggior parte di loro sono studenti e qualsiasi pena che limiti la loro libertà influirà senza dubbio sul loro futuro scolastico e lavorativo.

Non sto facendo un’arringa in loro difesa, ma è il momento giusto perché le madri e i padri dei giovani di Al Hoceima, e quelle dei cosiddetti “ragazzi di Facebook”, possano ritrovare la normalità. Questo è il momento più adatto per chiudere una serie di questioni e volgersi verso il futuro.

Questioni che potrebbero rappresentare, infatti, un ostacolo al cammino che il Marocco ha intrapreso, ad esempio, da un anno nel campo delle relazioni con gli altri paesi arabi, attraverso il summit Marocco-Paesi del Golfo; per non parlare del ruolo internazionale che sta giocando sul campo dei diritti umani, al livello delle Nazioni Unite. Infine, come non ricordare il discorso del re a Dakar rivolto al popolo africano, la reintegrazione del Paese nell’Unione Africana e la sottoscrizione di importanti accordi economici.

Le questioni ancora aperte potrebbero tuttavia distoglierlo da questi suoi programmi.

Tutti parlano della possibilità di una distensione per quanto riguarda il caso dei giovani di Al Hoceima imprigionati e della possibilità di un’amnistia totale del re. È ciò che speriamo per loro e per tutte le persone arrestate durante le proteste.

Prima di poter affrontare le sfide che vengono dall’esterno, e che abbiamo appena ricordato, è necessario riformare il Paese dall’interno. La formazione di entità regionali che siano davvero conformi allo spirito della costituzione potrebbe rinvigorire il ciclo di produzione nel nostro paese e assorbire gli eserciti dei nostri giovani disoccupati e inattivi: sono delle sfide che hanno bisogno della mobilitazione di tutte le forze in Marocco, specialmente di quei giovani che si ritrovano “ai margini” della società.

La richiesta di libertà per i ragazzi di al Hoceima deve essere estesa, anche sotto forma giudiziaria, ad una procedura che punti alla liberazione dei diversi prigionieri, tenendo conto del fatto che la stessa causa giuridica vinta da un solo detenuto potrebbe servire agli altri giovani arrestati della città del Rif o di Facebook.

È arrivato il momento che questi ragazzi riacquistino la fiducia nelle istituzioni del loro paese, nella loro forza e nella possibilità di essere ascoltati. Questo è il momento giusto per dire “libertà per tutti i giovani marocchini!”.

Nufil Alba’mari è avvocato e militante per i diritti umani.

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Redazione

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