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L’Europa saprà arginare la corrente anti-islamica?

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La mancata vittoria del partito di Geert Wilders in Olanda non implica la fine dell’ostilità per i musulmani d’Europa

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (17/03/2017). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

Secondo il primo ministro olandese Mark Rutte, il cui partito liberale è prevalso alle elezioni parlamentari sul partito anti-islamico di estrema destra, guidato dal deputato Geert Wilders, gli olandesi hanno bloccato, con il loro voto, la corrente populista cominciata con la Brexit in Gran Bretagna e l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, e ha commentato la sua vittoria dichiarando che “l’Olanda ha detto basta al cattivo populismo”.

Secondo Wilders, arrivato secondo assieme ad altri due partiti totalizzando 19 seggi, questa non è affatto una sconfitta, bensì una vittoria, nonostante il risultato abbia fatto tirare all’Europa un bel respiro di sollievo. Angela Merkel ha espresso felicità per l’esito delle elezioni, e il ministro degli Esteri tedesco l’ha definito un “segnale forte” per l’Europa, auspicando lo stesso risultato per la Francia, che nei prossimi due mesi sceglierà il suo nuovo presidente, con gran timore per la possibilità che sia la leader del partito di estrema destra Marine Le Pen a risultare vincitrice.

Ma nonostante l’esultanza dell’Europa per i risultati delle elezioni in Olanda, si profila una spaccatura in due assi, non necessariamente paralleli. Il primo è rappresentato dai partiti di estrema destra che, nel complesso, si oppongono all’idea stessa di Unione Europea, che potrebbero trovare diverse forme di sostegno nella Russia di Putin e stringere forti legami con il populismo di Trump e con i leader del movimento della Brexit inglese. Queste sono realtà che si oppongono agli interessi dei popoli arabi e musulmani, che risentirebbero fortemente dell’escalation di queste correnti. Il secondo asse, invece, è la questione dell’ostilità per i cittadini provenienti da Paesi islamici, anche nel caso abbiano ottenuto la nazionalità degli Stati europei nei quali risiedono. La questione riguarda, in forma ancora più pericolosa, i nuovi rifugiati e immigrati giunti in Europa per sfuggire a massacri, guerre, campi di sterminio e morte nei loro Paesi d’origine.

Su questo punto notiamo che le proposte di Wilders hanno superato gli altri partiti che hanno adottato la maggior parte delle sue politiche anti-immigrati, tra cui il partito di Mark Rutte e dei democratici cristiani, e che però non hanno utilizzato i metodi brutali di Wilders per attaccare islam e musulmani. Il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, il cui Paese ha combattuto una dura battaglia con l’Olanda, ha infatti evidenziato che le opinioni di Wilders, che vuole chiudere tutte le moschee e bandire il Corano, sono in effetti condivise dagli altri partiti che concorrevano e spingono l’Europa in direzione di guerre di religione.

Dal punto di vista dei musulmani, dunque, che siano cittadini residenti in Europa o nei loro Paesi, la mancata vittoria dell’estrema destra non implica l’interruzione dell’ondata d’odio e di ostilità verso la loro cultura, identità e religione. Tutte queste componenti spingono in direzione di un’escalation di correnti nazionaliste e anti-europeiste, che acquistano sempre maggior forza e ferocia: sembra che il prezzo per proteggere l’Unione potrebbe essere la graduale rinuncia agli elementi di tolleranza, multiculturalità e inclusione che la caratterizzeranno, con l’individuazione del capro espiatorio perfetto nei musulmani.

I turchi olandesi hanno trovato una soluzione nel cuore della situazione di stallo attuale fondando il partito di opposizione all’estrema destra “Denk”, radunando le forze che li hanno portati a conquistare ben tre seggi nel parlamento olandese, passo positivo che, si presume, tutti i cittadini europei minacciati dalla corrente fascista possano prendere ad esempio.

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