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L’avvicinamento tra Israele e l’Arabia Saudita assegnerà all’Iran un ruolo maggiore nel mondo islamico?

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L’inaspettato riallacciarsi delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita potrebbe rafforzare la posizione dell’Iran nell’area, consentendogli di affermarsi come guida di tutto il mondo musulmano contro Israele e la coalizione occidentale.

Di Wael Essam, Al-Quds al-Arabi (18/11/2017). Traduzione e sintesi di Laura Serraino

L’ultimo incontro tra il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano e i media sauditi e quanto dichiarato dal funzionario sulla cooperazione tra i due paesi, non sono stati i primi segnali di un avvicinamento sorprendente e si sono aggiunti alle parole di Netanyahu sull’alleanza, a suo dire inaspettata, tra Israele e “gli stati sunniti moderati” per affrontare l’Iran.

La verità è che molti non si aspettavano che ciò potesse accadere e fino ad oggi la maggior parte delle élite sottovaluta quanto sta succedendo in uno scenario che ci ricorda, da 15 anni, le possibilità di ascesa politica e militare dell’Iran e dei suoi alleati nella regione. Anzi, quelli che parlavano con più sicurezza della sconfitta dell’Iran in Siria e Iraq, sono i più vicini all’establishment di Riyad, dove si pensava di poter arginare il potere dei “mullah di Teheran” sull’Iraq e si considerava l’Iran una potenza di cartone, mentre ora l’alleanza con Israele viene giustificata proprio per affrontare quest’ultima!

La gravità di questo riavvicinamento è senza precedenti poiché significa in primo luogo una sconfitta di tutti gli Arabi davanti a Israele e, anche se riguarda gli organi ufficiali, gli effetti della normalizzazione, come il riconoscimento e la legittimità di ogni nuova realtà creata da Israele nella regione e le concessioni palestinesi, penetreranno a poco a poco nelle masse.

L’altro elemento, non meno pericoloso, è che questi governi non solo daranno a Israele la legittimità che gli manca, ma concederanno anche a un nemico storico come l’Iran un’occasione d’oro per portare la bandiera del mondo islamico, non soltanto di quello sciita, e di essere alla testa dello scontro contro Israele e la coalizione occidentale che lo sostiene, parlando a nome di tutti i musulmani.

Questo significherebbe una trasformazione storica che porterebbe alla diffusione dello sciismo politico e, di conseguenza, al cambiamento della struttura demografica e confessionale. Chi lo considera improbabile deve guardare a decine di leader nazionalisti arabi e islamici sunniti in Libano e Palestina e vedere come è riuscito l’Iran, e insieme a lui il regime siriano e Hezbollah, negli ultimi due decenni, ad attirarli dalla sua parte, grazie al fatto che l’Iran continua a sostenere quello che viene chiamato l’“asse della resistenza”.

Se gli alleati dell’Iran troveranno un’occasione migliore per promuovere il loro progetto, se l’Iran riuscirà ad affrontare Israele, ad esempio attaccando i villaggi occupati nel Golan – sulla scia di quanto fece Hezbollah nel sud del Libano guadagnando popolarità tra i sunniti – allora l’Iran si renderà conto che il confronto con Israele è il migliore investimento per guadagnare terreno per la leadership nel mondo musulmano. Teheran desidera ora rafforzare la convinzione delle masse che il campo iraniano sciita a Damasco e Beirut è esposto ad atti bellici israeliani, mentre quello arabo sunnita è in uno stato di pace, ma verso un’alleanza con Israele!

Wael Essam è uno scrittore e giornalista palestinese.

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