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L’assenza della politica nel mondo arabo

mondo arabo

Di Khalil al-Anani. Al-Araby al-Jadeed (06/09/2016). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

La storia del mondo arabo è segnata da regimi militari che hanno eliminato la politica e i suoi rappresentanti. Le società arabe non hanno retto a decenni di violenza e le conseguenze sono la guerra civile in Siria e la violenza di Stato in Egitto e Algeria.

In Siria, dopo il colpo di stato ai danni di Salah Jadid, Hafez al-Assad represse l’opposizione politica portando avanti una “rivoluzione correttiva” con l’epurazione degli avversari, specialmente all’interno dell’esercito e del partito baathista. Così la Siria, dagli inizi degli anni Ottanta, si è trasformata in un cimitero di politici, costretti all’esilio o al silenzio e le politiche settarie hanno fatto dell’arena politica uno spazio per i soli fedelissimi al regime. Quando andò al potere Bashar al-Assad, alcuni videro la possibilità di un cambiamento. Ma, all’inizio del nuovo millennio, quella che venne chiamata come “primavera di Damasco” non fu altro che un’operazione di chirurgia estetica, un abbellimento dell’abito del potere. Così, quando scoppiò la rivoluzione, mancava un’élite politica salda che potesse guidare il movimento popolare e che potesse negoziare con il regime.

In Algeria, Houari Boumedienne, che guidò il colpo di sStato ai danni di Ahmed Ben Bella nel giugno 1965, risolse tutte le questioni costituzionali nel paese con una “correzione rivoluzionaria”, praticando tutti i tipi di potere individuale. Boumedienne riuscì a seppellire la politica, ma il conflitto tra regime e società continuò fino a quando, nell’autunno del 1988, non esplose “la rivolta di ottobre” che portò una parziale apertura politica e l’arrivo degli islamisti al potere. Tuttavia, il colpo di Stato nel 1991 segnò l’entrata dell’Algeria in una guerra civile prolungata con decine di migliaia di morti in quello che è conosciuto come “il decennio nero”. L’Algeria non è ancora completamente uscita da quel periodo buio, continua a soffrire l’assenza di una classe politica che potrebbe decidere le sorti del paese che ora sembrano ambigue, specialmente alla luce di una presunta malattia del presidente Abdelaziz Bouteflika.

In Egitto, con il colpo di stato del 1952 Gamal Abdel Nasser riuscì a liberarsi di diverse forze e personalità politiche, sotto il richiamo allo sviluppo e alla purificazione da ciò che rimaneva dell’era monarchica. Nasser trovò una classe politica che appoggiava le sue decisioni così, quando Anwar al-Sadat andò al potere e decise di aprire le porte alla partecipazione politica, non esisteva una vera classe politica in contrasto con il potere. Nonostante ciò, gli scontri continuarono in seno alla società e costarono la vita a Sadat, nell’ottobre del 1981. L’era Mubarak non fu molto diversa. Dopo un parziale periodo di apertura nei primi anni Ottanta, il presidente egiziano tornò a praticare tutti i tipi di autoritarismo nei confronti dell’opposizione politica e della sua élite fino alla rivoluzione del 25 gennaio 2011.

Questi tre esempi confermano che le azioni dei regimi militari hanno avuto conseguenze disastrose sulle società arabe portando a una situazione di tensione che minaccia la sopravvivenza dello stato e della società stessa.

Khalil al-Anani è professore di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’università americana John Hopkins.

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