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L’agonia del Cervantes tangerino

Gran Teatro Cervantes (Tangeri) - pittura ad olio di Consuelo Hernández
Gran Teatro Cervantes (Tangeri) – pittura a olio di Consuelo Hernández

Di Javier Valenzuela. Infolibre.es (02/12/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Ai tempi in cui, da ragazzo smaliziato, si ingegnava a trovare lavoretti, Mohamed Choukri vendeva tabacco fuori dal Gran Teatro Cervantes di Tangeri. Choukri, che avrebbe poi imparato a leggere e scrivere portando alla luce l’opera cardine della letteratura araba, “Il pane nudo”, morì di cancro il 15 novembre del 2003: i dieci anni dalla sua morte si sono appena conclusi. “Il pane nudo”, tra l’altro, è stato appena ristampato da Cabaret Voltaire col titolo “El pan a secas”, per desiderio di Juan Goytisolo.

In questi dieci anni, sono stati assai rari i momenti in cui io non mi sia ricordato di Choukri. Era un combattente di vecchia data che dava battaglia per il rispetto e la dignità di ogni individuo, a partire – è logico – da sé. Lo chiamai fratello e lui mi onorò riservandomi lo stesso trattamento.

Il Teatro Cervantes fu inaugurato l’11 dicembre del 1903, più di un secolo fa. Proprietà dello Stato spagnolo, ossia di tutti noi, si trova oggi in rovina. I nostri governanti si riempiono la bocca con questa stupidaggine delle Schools of Business della Marca España. Però poi non gli importa un tubo di provare a salvare quella che probabilmente è la più grande opera culturale spagnola all’estero del XX secolo. Avrebbero più interesse, suppongo, se lì si potessero costruire appartamenti promossi da qualche costruttore amico loro, di quelli che contribuiscono alla lugubre causa del partito dei liberali dello sperpero selvaggio.

Consuelo Hernández racconta che, sotto la prima pietra del Teatro Cervantes, si sotterrò un’arca con monete d’oro e d’argento. Temo che questo sia un incentivo per i sostenitori della demolizione: oltre a un solaio su cui costruire appartamenti – o un centro commerciale, un parcheggio o qualsiasi altra cosa che significhi soldi facili – possono trovare un tesoro.

Consuelo Hernández è pittrice e promotrice di varie attività con cui tenta di informare gli spagnoli delle soffocanti acque in cui naviga il Teatro Cervantes, da quando ha aperto sino agli inizi degli anni ’90. La più recente è la pubblicazione di un libro intitolato “Un escenario en ruinas”, da lei illustrato e con testi di Santiago Martín Guerrero, Mezouar El Idrissi y Jesús Carazo; è stato presentato nella notte del 25 novembre presso l’Ateneo di Madrid.

Io c’ero: per il Cervantes, per i miei fratelli Choukri e Goytisolo, per l’animo spagnolo umano e culturale di una Tangeri in cui arrivarono a vivere quasi 30 mila concittadini. Per il carattere imperituro del sogno di una città dove possono vivere senza grandi problemi ebrei, musulmani, cristiani e agnostici ed atei di ogni sorta. I credenti nell’unico Dio accanto ai libertini e ai libertari tutti figli del proprio padre e della propria madre. Una città meticcia e cosmopolita che tutela le multiple identità – individuali e collettive – della sua gente.

Il Teatro Cervantes, coi suoi 1400 posti, fu inaugurato come dicevo nel dicembre del 1913. A costruirlo fu la facoltosa coppia spagnola di Tangeri tra Manuel Peña ed Esperanza Orellana, che nel 1928 passò la proprietà allo Stato spagnolo. Lungo i diversi decenni, al suo interno albergò un teatro, un’Opera, un cinema, e poi lotta libera, decantazioni, flamenco… e perfino comizi indipendentisti marocchini.

Lo storico Rachid Tafersiti racconta che suo padre – membro di una troupe di aficionados chiamata El Yilal – recitò al Cervantes interpretando in arabo l’Otello di Shakespeare. Chiuso da circa venti anni, il Teatro Cervantes continua ad essere proprietà dello Stato spagnolo. Cade a pezzi: restaurarlo, secondo Ignacio Cembrero, costerebbe 5 milioni di euro. Neppure il Municipio di questa rinascente Tangeri sotto il regno di Mohamed VI o il governo che farfuglia di Marca España dicono di avere i soldi.

Choukri mi raccontò come aveva affidato “Il pane nudo” a Paul Bowles, che lo avrebbe pubblicato per la prima volta nel 1973. Choukri lo aveva scritto in arabo, Bowles lo trascriveva in inglese ed entrambi per comunicare usavano il castigliano, lingua di Cervantes. Così era Tangeri.

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Roberta Papaleo

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