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La leadership saudita e Donald Trump? Due facce della stessa medaglia

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Riyad si prepara ad accogliere il Presidente statunitense, con il quale condivide una visione dell’estremismo che tende ad incolpare i musulmani, assolvendo i governi da qualsiasi responsabilità

Di Madawi al-Rasheed. Al Monitor (18/05/2017). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone

Il primo tour oltreoceano di Donald Trump avrà inizio questa settimana a Riyad, alla quale seguiranno Israele e il Vaticano, in quello che, a prima vista, potrebbe sembrare un pellegrinaggio interconfessionale. Lo scorso 4 maggio, Trump ha annunciato di aver intenzione di gettare le basi per una nuova fase di cooperazione e supporto con “i nostri alleati musulmani, per combattere estremismo, terrorismo e violenza” e, come ha aggiunto H.R. McMaster, suo Consigliere Nazionale per la Sicurezza, “unire i popoli di tutte le fedi attorno a una comune visione di pace, progresso e prosperità, portando un messaggio di tolleranza a miliardi di persone”.

Nonostante l’approccio non proprio positivo, e l’asserzione di Trump in campagna elettorale per la quale Gerusalemme dovrebbe essere capitale di Israele, Riyad ha già promesso un lauto bottino al presidente statunitense. I sauditi, anzitutto, convocheranno in suo onore circa cinquanta leader del mondo musulmano, per una sorta di vertice americano-arabo-islamico offshore; Trump parlerà in loro presenza, cercando di entrare nelle loro grazie, dopo mesi di antagonismo e retorica anti-musulmana. Il Muslim Ban, rivolto a ben sette Paesi a maggioranza musulmana, non ha fatto molto per cambiare la sua immagine di presidente ben poco propenso, per usare un eufemismo, ad accogliere musulmani. Eppure molti dei leader, inclusi i sauditi, non si sono offesi poi così tanto: gli daranno il benvenuto e applaudiranno il suo discorso, con il quale insegnerà ai musulmani che la loro è una religione di pace, giusto in caso lo avessero dimenticato.

Per questa specifica missione, Trump ha scelto il regime saudita, storicamente associato con le interpretazioni più radicali dell’Islam, proprio per redimersi agli occhi dei musulmani più riluttanti e sospettosi, fermo restando che, in generale, il presidente americano potrebbe benissimo vivere senza la stima di popoli che egli stesso non rispetta, o che non valuta come alleati fondamentali. Per la generale xenofobia, accompagnata dalla retorica America first, Trump tende a riconoscere solo i regimi che possono pagare per la vasta gamma di servizi offerta dagli USA, tra cui quelli militari ed economici, puntando sulle loro tasche piuttosto che sulla loro fede. D’altro canto, la leadership saudita tenta di promuoversi e farsi apprezzare dal presidente, sperando che supporti il loro tentativo di assurgere a leader della umma islamica, definita in termini puramente sunniti, con i gruppi eterodossi esclusi in maniera definitiva.

Saranno soprattutto gli azionisti dell’industria delle armi a beneficiare degli accordi tra i due Paesi. Si è spesso detto che la vendita di armi di distruzione di massa all’Arabia Saudita protegga posti di lavoro negli USA e nel Regno Unito, ma non è del tutto corretto: è più giusto dire che un piccolo gruppo di impiegati crea profitti enormi sia per gli azionisti che per i governi, rendendo l’industria della guerra assai proficua, e protetta dal sistema occidentale.

A parte i risultati materiali della visita a Riad, cos’altro possono offrire questi governanti e autocrati ad un leader come Donald Trump? Con rare eccezioni, reggono governi antidemocratici e non rappresentativi, nei quali dilagano estremismo e terrorismo. Tuttavia, Trump e la maggior parte dei leader islamici condividono un’interpretazione dell’estremismo che tende a incolpare l’Islam e quei musulmani probabilmente ignari delle loro stesse tradizioni. Questo è un buon espediente per evitare accuratamente di parlare di realtà ben più imbarazzanti: repressioni, esecuzioni sommarie, povertà e corruzione saranno del tutto ignorate. Trump e i sauditi eviteranno questioni così incresciose, che riguardano da vicino i presenti all’incontro e i loro mecenati (tra cui gli Stati Uniti). Di sicuro, poi, nessuno avrà voglia di ricordare al presidente di tutti i bombardamenti statunitensi degli ultimi due decenni.

In questo modo, Trump avrà fedeli alleati tra questi leader, che puntano a portare avanti i loro sporchi giochi senza obbligo di dar conto a terzi: darà loro potere con tecnologie d’avanguardia con le quali reprimere la loro stessa gente, mentre i flussi di denaro si riversano implacabili nelle sue casse.

Madawi al-Rasheed è una giornalista e docente saudita.

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