Arabia Saudita Iran Zoom

La crisi senza diplomatici e senza mediatori

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (05/01/2016). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

L’Arabia Saudita e l’Iran stanno vivendo la peggiore fase di scontro degli ultimi trent’anni, perciò la posizione solidale di Paesi come Emirati, Bahrein e Sudan che hanno deciso di chiudere o ridurre le proprie missioni diplomatiche in Iran riveste un importante significato per Riyad. Teheran, infatti, usa la violenza e la prepotenza contro i governi che hanno posizioni diverse e Riyad risponde con il suo peso politico e i suoi rapporti internazionali.

Mentre il fumo dell’ambasciata saudita data alle fiamme a Teheran continuava a levarsi, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha espresso stupore per la decisione dei sauditi di richiamare la propria missione diplomatica e chiudere l’edificio, sebbene l’incendio fosse avvenuto sotto gli occhi della polizia iraniana che si è limitata a guardare.

Bene ha fatto l’Arabia Saudita a chiudere l’ambasciata e far rientrare il personale diplomatico perché generalmente nelle crisi le autorità iraniane prendono di mira in primo luogo gli ambasciatori e le missioni diplomatiche. I sauditi ricordano bene l’assassinio quattro anni fa di un loro diplomatico a Karachi per mano di un iraniano di cui il Pakistan ancora chiede l’estradizione. L’Iran ha, inoltre, pianificato di mettere una bomba all’ambasciata saudita a Beirut e i servizi di sicurezza americana avevano già sventato un complotto ordito dall’Iran per assassinare l’allora ambasciatore saudita a Washington (l’attuale ministro degli Esteri), e l’accusato è stato condannato e mandato in prigione. Anche l’ex ambasciatore saudita in Libano è stato minacciato, costringendolo a rientrare. In precedenza “manifestanti” avevano ucciso un funzionario dell’ambasciata saudita in Iran gettandolo dal terzo piano, ed è stato attaccato un altro diplomatico saudita cui hanno strappato gli occhi.

L’incendio dell’ambasciata è stato compiuto in realtà da appartenenti agli apparati di sicurezza, spacciandoli per manifestanti. Nessuno ci crede, perché è una storia che si ripete: ogni volta che l’Iran ha delle divergenze con uno Stato la rispettiva ambasciata viene assediata dai manifestanti con lancio di pietre, assalti, attentati contro i funzionari e razzia delle proprietà. Ci sono, tuttavia, diverse teorie sulle ragioni dell’incendio dell’ambasciata. Si è trattato di un’azione di rappresaglia contro l’Arabia Saudita dopo la decapitazione del predicatore estremista Nimr al-Nimr? Oppure era un’azione diretta contro il presidente iraniano Rohani alla luce della vecchia lotta tra i centri di potere? O forse mirava a compromettere gli sforzi di dialogo fra Riyad e Teheran sulla Siria?

Oggi si sono chiusi i canali diplomatici tra l’Iran e l’Arabia Saudita e sono spariti i Paesi mediatori come la Turchia. In questo vuoto si accentuerà lo scontro tra i due Paesi e la regione, già in fiamme, vedrà intensificarsi le tensioni. L’Iran ha trasformato lo scontro e la lotta a livello geopolitico in una questione di protezione degli sciiti. In realtà l’Iran non ha più buoni rapporti con il mondo musulmano: la maggior parte dei Paesi musulmani ormai lo boicottano, o ne sono turbati, da ultimo Indonesia e Sudan. Ha inoltre perso altri suoi alleati arabi, sui quali aveva investito per anni, a causa dell’intervento militare in Siria e del suo coinvolgimento in questa guerra sporca in cui si è reso partecipe dell’uccisone di centinaia di migliaia di siriani.

Abdulrahman al-Rashed è direttore generale di Al-Arabiya ed ex caporedattore del quotidiano Asharq Al-Awsat.

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Roberta Papaleo

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